Con il cuore di Dio – Esequie Luigi Grieco

Ancora un appuntamento di lutto in questa giornata. Luigi ha terminato la sua corsa ieri, nel primo pomeriggio. Un uomo laborioso, onesto, di poche parole che, per provvedere alle necessità della sua famiglia, conobbe presto – come tanti altri tramutolesi – quel fenomeno che speravamo fosse soltanto una parentesi nella nostra storia e che ora sta ritornando di nuovo come possibilità, quello dell’emigrazione. Luigi emigrò verso la Svizzera dove è rimasto tanti anni col desiderio poi di ritornare nella sua terra, come di fatto è accaduto. A noi può sembrare paradossale ma a volte è così: per tenere in piedi delle scelte di vita, bisogna essere disposti anche al grande sacrificio di staccarsi per lungo tempo dai propri affetti.

Ci accompagna in questa liturgia l’inno alla carità. Quando Paolo scrive, ha presente il quadro della comunità: una comunità vivace ma attraversata da non poche tensioni. A quella comunità Paolo propone un serio itinerario di vita e, perciò, di conversione.

Come è possibile affermare che si può giungere a dare i propri beni ai poveri e non avere la carità? Che si può conseguire il martirio e non avere la carità?

Si possono compiere tutte queste azioni ma esse possono essere frutto di vanità, di superbia, di presunzione, di illusione, di autoesaltazione. Per essere carità, l’io del discepolo deve passare per una reale morte di sé.

Che cosa allora ci assicura che un’azione è autenticamente azione di carità? Quando ci fa capaci di accettare gli altri.

La carità è paziente, è magnanime. La pazienza è dono dello Spirito e matura soprattutto nelle prove. Per questo non è un atteggiamento passivo, ma dinamico, soprattutto là dove verrebbe spontaneo ribellarsi di fronte ai risultati deludenti, propri o degli altri. La pazienza è il segno che manifesta la volontà di compiere il cammino, anche se in salita. Pazienza significa avere un cuore grande ed ampio, capace di aspettare. Il cuore grande fa sì che io non mi fissi sul negativo che percepisco in me o negli altri.

La carità è benigna. Aiuta sorridendo, previene, con tatto e discrezione. Il suo contrario è la severità e la durezza. La benignità porta sempre con sé l’olio della mitezza. Chi è benevolo, è uno di cui ci si può servire. È una persona che induce gli altri a chiedergli servizi effettivi. Vede il bene nell’altro e lo tira fuori.

La carità non è invidiosa. L’invidia è il non accogliere l’opera di Dio nell’altro, non accettare che Dio si serva dell’altro in una maniera diversa dalla tua. Perciò essa è alleata dell’odio: un amore unicamente preoccupato di sé e ingelosito per il bene altrui.

Non si vanta. L’orgoglio e il vanto sono l’incapacità di vedere nella giusta luce il bene che è in noi. La carità ha il senso delle proporzioni.

Non si gonfia. Il gonfiarsi è tipico di chi ritiene di essersi fatto da sé. Chi ama, invece, non ha il tempo per avere lo sguardo costantemente rivolto a se stesso. Il suo atteggiamento è quello di chi cammina veloce e durante il cammino dimentica se stesso.

Per questo la carità non manca di rispetto: sa riconoscere i doni lì dove ci sono. Non si permette di sciupare nulla, ma li accoglie, li aiuta ad espandersi in pienezza.

Non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia.

Il non cercare il proprio interesse equivale a dire non porre al centro l’io, ma l’altro.

Collera, disegni di vendetta, compromessi con l’ingiustizia, sono i segni di un cuore squilibrato, in balia di un io che s’allontana sempre più da Dio. La carità non perde il controllo di sé, non si lascia irritare. L’amore, invece, reagisce in maniera adeguata. È nell’attimo.

Si compiace della verità. La verità è il nome stesso del Signore. Per questo l’amore sa scusare per salvare le persone: tutto copre, nel senso di “tutto scusa”. Non sacrifica le persone a una presunta verità astratta. Non c’è mai rifiuto cristiano dell’errore senza amore per chi sbaglia. Non amplifica il male del fratello, ma lo scusa con la sua discrezione e lo copre con il suo silenzio.

La carità tutto crede, tutto spera e tutto sopporta. L’amore crede nella possibilità di rinnovarsi dell’altro, spera nella sua risurrezione, ridona fiducia. Orientato a dare molto credito al fratello ancor prima di esser sicuro che l’altro lo meriti. Solamente se io credo a uno, posso amarlo. L’amore vede più profondo: scopre nella persona ciò che ancora può sbocciare. Si pone sotto l’altro per sostenerlo e sorreggerlo. Gli è vicino in qualsiasi modo egli si sviluppi e qualsiasi cosa riveli di sé.

Anche quando è davanti al male, attende. Spera contro il passato e il presente, contro tutto il visibile, il calcolabile e il pensabile: e lo spera da Dio. Come spera di ottenere che l’altro si strappi alla sua schiavitù.

Che cosa è dunque la carità?

Amare Dio con tutto il cuore, e gli altri con il cuore di Dio.

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