Il mistero e la fede – Esequie Giulia (Adriana) Oriolo

Alle prime luci della festa della mamma, Adriana ha preso congedo dai suoi cari dopo mesi di una malattia che via via l’ha strappata da quelli che erano i suoi modi e le sue funzioni più abituali. Una lunga malattia sollevata dal conforto dei suoi cari come dei suoi amici. Quando la incontravo, amava ripetermi con tono grato: “P. Antonio, qui è un via vai continuo, non sono mai sola”.

La mia conoscenza di Adriana risale agli anni della scuola media quando la ebbi mia insegnante di lettere. Tuttavia, è solo da quando sono diventato suo parroco che il nostro rapporto è andato via via approfondendosi. Mi faceva sempre un certo effetto in questi mesi quando arrivavo accanto al suo letto e lei mi ripeteva: “Ti aspettavo”. Come dimenticare i nostri colloqui sulla fede, nei pellegrinaggi fatti insieme in questi anni? Come dimenticare la messa celebrata in casa sua lo scorso gennaio per ricordare l’anniversario di Luciana mentre lei era già tanto provata? La domanda, la ricerca, il dubbio, hanno sempre accompagnato la sua esistenza. E ne aveva motivo, essendo stata messa duramente alla prova.

Risale al ’94 una sua poesia intitolata “Mistero”, che esprime il dramma interiore che attraversava il suo cuore di mamma.

Mistero

Parola senza senso e senza luce,

ma che tutto può dire della vita.

Il cielo e la terra,

il nostro camminare l’universo,

il sentire le voci dell’eterno,

i vortici e le tempeste,

le grida e il pianto,

affanni del cuore e sguardi felici,

gli astri e le tenebre,

le fredde stagioni e il caldo del sole,

il mare disteso, le cime e le verdi pianure,

rami tagliati e vite abbattute,

campi di grano falciati

e spighe verdi giammai indorate,

nascere, gioire, soffrire e… poi morire.

Tutto questo è Mistero.

Invano vo cercando conforto

in questo senso del profondo infinito,

giammai nessuno mi svelerà il mistero della vita

giammai nessuno saprà dirmi di te

nel cielo per sempre svanita.

Ma per quanto quella prova farà da sfondo a tutta la sua vicenda, Adriana ha poi incontrato chi le potesse svelare “il mistero della vita”, il Signore. In questi anni, per una coincidenza quasi casuale, il Signore ha voluto che le nostre strade si incrociassero nuovamente aprendole il cuore, come abbiamo sentito dagli Atti degli Apostoli, a proposito di un’altra donna. “La fede mi è di grande conforto”, così amava ripetermi.

Quando il senso dell’abbandono ci tocca in profondità, è quasi naturale imboccare la via della fuga: dalle amicizie, dalla vita con gli altri, perfino da se stessi, da quella parte di noi che pure ancora custodirebbe una flebile speranza.

Ripensando alle nostre esperienze personali, credo non facciamo fatica a rileggerci nelle parole che l’Innominato de “I Promessi sposi”, rivolge al Cardinal Federigo, quando esclama: “Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov’è questo Dio?”.

“Voi me lo domandate? voi? E chi piú di voi l’ha vicino? Non ve lo sentite in cuore, che v’opprime, che v’agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v’attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di consolazione, d’una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, l’imploriate?”

“Oh, certo! ho qui qualche cosa che m’opprime, che mi rode! Ma Dio! Se c’è questo Dio, se è quello che dicono, cosa volete che faccia di me?”.

A volte ci sembra di provare la stessa sensazione: un Dio lontano e muto e un senso di angoscia che schiaccia. Eppure, stando alle parole del Cardinal Federigo, proprio chi sente Dio lontano ha una buona nuova da donare.

Anche voi mi darete testimonianza, ripete Gesù. Ed è proprio così: io che sono stato il confessore di Adriana, posso attestare che cosa è accaduto nel suo cuore.

Siete con me fin dal principio.

Quale forza hanno queste parole! Essere con Gesù e sapere che Egli è con noi, da sempre, per sempre, in ogni circostanza.

Penso a tutte le nostre situazioni in cui verrebbe da concludere che siamo stati abbandonati, quando siamo convinti che a nessuno stia a cuore la nostra condizione. È proprio in un frangente simile che risuona la promessa di Gesù: “non sei solo, ci sono io”. Sappiamo quale forza abbia per noi sentire qualcuno accanto in un momento in cui dobbiamo attraversare situazioni che ci sembrano insormontabili. Avere qualcuno accanto, anche se non elimina il problema, infonde la serena fiducia che quella situazione potrà essere affrontata con uno spirito nuovo. Quante volte abbiamo chiesto a qualcuno: “non mi abbandonare!”. A salvarci è qualcuno che ci faccia compagnia, che non ci lasci in balia delle onde. In questa prospettiva, il distacco non è mai fine a se stesso ma sempre in vista di una nuova accoglienza.

La fede permette di sentire accanto lo stesso Signore: Gesù è sottratto soltanto alla vista di chi non crede. La fede restituisce quello sguardo nuovo che fa sì che persino i momenti più paradossali siano vissuti tenendo lo sguardo fisso su Gesù. Lo Spirito Santo fa sì che il Cristo non vada cercato lontano o rimpianto come presenza perduta, ma va riconosciuto. È una voce che ci chiama come ha chiamato Maria il mattino di Pasqua, è un volto da contemplare e da amare. È quello che io ho visto venerdì scorso, quando chiamato da Alfredo e Nunzio, ho amministrato i Sacramenti ad Adriana. E lei, a me che le chiedevo: “Adriana, vogliamo pregare?”, lasciandosi tenere la mano, ha fatto cenno di sì col capo.

Grazie, Adriana, per esserti lasciata condurre per mano dal Signore.

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