Oltre se stessi – V Domenica di Quaresima

eucarestiaIniziando l’itinerario quaresimale, mentre il nostro capo veniva cosparso di cenere, abbiamo riconosciuto il bisogno di un percorso di conversione che ci portasse a guardare le cose da un’altra angolatura: nuovi gesti, infatti, sono possibili solo a chi acconsente di lasciarsi purificare il cuore e mutare lo sguardo. Altrimenti tutto è recita, teatro, benché religioso, sacro: “Avete già ricevuto la vostra ricompensa”, ci ammoniva il Signore.

Ora, mentre affrettiamo i passi verso la Pasqua e dalla liturgia veniamo sollecitati a guardare a quello che accade nel cuore di Cristo, siamo al contempo invitati a porci in ascolto del nostro cuore: cosa c’è dietro richieste che hanno tutta la parvenza di essere sincere (“vogliamo vedere il Signore”, chiedono i Greci) e, nondimeno, tradiscono ben precise aspettative.

L’incontro con i Greci che, giunti a Gerusalemme, chiedono di vedere il Signore, rivela al Maestro che la sua ora sta per giungere al termine. Era, infatti, pensiero comune ritenere che quando i pagani avessero chiesto di incontrare il Messia, quello sarebbe stato il momento in cui rivelarsi pienamente. E, tuttavia, questo non sarebbe accaduto senza un duro prezzo: per questo Gesù vive un vero e proprio momento di turbamento e di tristezza.

Accade anche a noi di vivere situazioni in cui siamo attraversati come da due opposte tensioni: risparmiarsi, difendere la propria esistenza o mettersi in gioco e rischiare? La scelta, talvolta, si rivela ancor più difficile perché non si tratta di decidere tra un bene e un male: è piuttosto in questione il modo di stare nella vita e nelle relazioni e l’uno non vale l’altro. Si tratta di scegliere un percorso o un altro: verso quale incamminarsi?

Ieri abbiamo sentito tutti il papa mentre tuonava forte: “Il pane di oggi è la fame di domani”. Quale percorso intraprendere, appunto? Soddisfare un bisogno legittimo per te e per la tua famiglia (il pane, bisogno primario) o non sottometterti a logiche malavitose che mentre ti sfamano ti tolgono la dignità?

Ci sono frangenti in cui sembrano prevalere angoscia, paura, rabbia, ribellione, non senso. E sappiamo quanto un simile stato di cose, condizioni pensieri, atteggiamenti e scelte. È quello che ha attraversato anche il cuore di Cristo: sottrarsi o affidarsi? Fuggire o entrare in quella nube oscura che ha davanti a sé? E poi, per chi? Per chi non è neppure in grado di riconoscere quello che stai facendo per loro? Ne vale la pena?

Una vita riuscita secondo il nostro modo comune di sentire è quella che si tutela, si risparmia, non rinuncia alla propria integrità e incolumità. Una vita riuscita, a nostro parere, è una vita che ottiene il massimo dei risultati senza rimetterci grandi investimenti, quasi abdicando alla nostra stessa umanità: era quello che satana aveva proposto a Gesù nel deserto. Una vita declinata secondo i canoni dell’amore, invece, non si sottrae all’eventualità della smentita. Per Gesù, come per il discepolo, questo è il momento della vera tentazione: si può continuare ad avere fiducia in Dio quando sofferenza ed abbandono stanno per diventare compagni delle tue giornate? Il momento è delicato. Gesù ha investito tutto se stesso per restituire speranza a chi l’aveva smarrita; ha operato guarigioni, liberazioni, ha usato misericordia verso chi credeva di non stare a cuore a nessuno, forse neppure a Dio. Ha addirittura affrontato l’opposizione e il rifiuto pur di non venir meno a questa esigenza interiore di rivelare ciò che più sta a cuore a Dio. Era stato apostrofato come “amico dei peccatori”, “bestemmiatore”. E ora? Cosa sta accadendo? Perché rendere vano quanto ha affrontato con tanta tenacia? Perché permettere che sia compromesso ciò che ha provato a costruire con tanta fatica? Queste domande ci aiutano a comprendere meglio il perché del turbamento che fa capolino nel cuore di Cristo.

Nessun invito a scegliere la sofferenza per la sofferenza ma a vivere qualunque circostanza con amore. Ci sono anche per noi tornanti dolorosi che non è possibile evitare e che misurano ciò che di più vero portiamo nel cuore. Ci sono delle morti da attraversare se vogliamo gustare pienezza di vita: forse che l’orgoglio non ci seduce? Non siamo attraversati dalla superbia, dal pensare solo ed esclusivamente a noi stessi? Non siamo tentati dal fascino di non esporci al rischio dell’amore? Ma amare la propria vita al punto da desiderare esclusivamente la propria autorealizzazione, è soltanto la premessa per fallire in pieno. Potrebbe mai realizzare ciò per cui è stato pensato, se il chicco di grano rinunciasse a marcire? Fatichiamo a comprendere che la vita si guadagna donandola, si ottiene spendendola, si conquista affidandola.

Sono proprio questi i momenti in cui siamo messi in guardia da una “religione dello scenario” per entrare nel dinamismo del seme che accetta di marcire per essere fecondo.

La guarigione non è la recita in un nuovo teatro ma il lasciarsi purificare il cuore: finché non acconsentiamo a questa operazione a cuore aperto, continueremo a cambiare teatro ma non smetteremo di recitare. Tutto può essere recita: dalla liturgia alla carità, dalla preghiera all’affetto. Tutto.

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