La guarigione necessaria – Esequie Annarosa La Salvia

A me sono toccati mesi di illusione e notti di dolore mi sono state assegnate.

Si apre con questa amara constatazione la liturgia della Parola di questa celebrazione. Parole che rileggono tutta l’impotenza di fronte all’esperienza della sofferenza nostra o di persone a noi care. Potrebbero essere le parole di Annarosa che da diversi anni, nonostante la sua età, era inferma e costretta a dipendere in tutto dall’affetto dei suoi cari che non le hanno mai fatto mancare la dignità e la cura di una assistenza adeguata pur tra non pochi sacrifici dovuti ai diversi impegni.

Non vi è uomo che almeno una volta non sia stato attraversato dall’esperienza dell’impotenza e della rabbia di fronte al male. Non vi è uomo che non abbia gridato a Dio la sua protesta quando vede che i propri giorni… svaniscono senza un filo di speranza. E per quanto si voglia trovare una ragione non v’è ragione che tenga. Come ci rilegge la pagina di Giobbe in frangenti come questi! Eppure Giobbe attacca Dio attaccandosi a lui. Ecco la sfida per ciascuno di noi nei momenti della prova. Nessuno di noi sceglie per sé un momento di fatica o di prova e, tuttavia, esse diventano per noi una chance, diventano lo spartiacque per allontanarci da Dio o per attaccarci ancor più tenacemente a lui.

Al grido angosciato e disperato di ogni Giobbe sulla terra, risponde un Dio che si fa accanto, come racconta la pagina di Mc.

Una umanità malata fa ressa attorno a Gesù desiderosa di toccare anche solo il lembo del suo mantello. Quanto abbiamo bisogno anche noi di toccare ancora oggi quel lembo attraverso un ascolto più assiduo della sua Parola! Ci sono situazioni che possono essere affrontate in tutta la loro drammaticità solo grazie alla forza che viene dal sapere che il Signore è accanto a noi. Basta solo che ci sfiori perché possiamo essere trasformati: “quanti lo toccavano venivano salvati” (Mc 6,56). Come la folla, abbiamo bisogno anche noi di stabilire un contatto con la persona di Gesù il quale non cessa di passarci accanto e di lambire le nostre storie.

Certo, chi di noi non desidererebbe essere guarito? Chi non ha mai invocato dal Signore la grazia di vedersi ristabilire in salute e godere appieno della propria vita? Dio è davvero uno spettatore muto di fronte alla sofferenza dell’uomo?

No, ci attesta il vangelo odierno: il nostro Dio approda sempre non anzitutto nel clima rarefatto di un tempio ma in quel santuario vivente che è la sofferenza degli uomini. Dio si è fatto accanto ad Annarosa attraverso di voi suoi cari che ne avete alleviato la fatica e la sofferenza.

Ho avuto tra le mani, in questi giorni, la testimonianza di una ragazza che per un disturbo psichiatrico di suo padre aveva deciso di lasciare casa e la sua situazione era uno stadio di morte anticipata: “Avevo consapevolmente scelto la morte e ogni giorno ne prendevo sempre di più coscienza, ma ero troppo stanca, vuota e disillusa per riuscire a venirne fuori e mi ritrovavo immobile e sola a guardare scorrere il film in bianco e nero della mia vita”.

Poi, per una grazia tutta particolare, il Signore le tocca il cuore (il lembo del mantello da cui lei si lascia toccare) e le fa intraprendere un percorso di conversione catapultandola come “d’inganno” (lei dice) in una missione per giovani universitari. Ma le sorprese non sono finite. “Mentre stavo capendo che la mia era una storia benedetta dalla misericordia del Padre, arrivava una notizia che mi fece tremare le ginocchia: un tumore in metastasi stava logorando lentamente mio padre, col quale avevo tagliato ogni contatto da molto tempo. Le problematiche che affliggevano i rapporti della mia famiglia mi prospettavano giorni difficili e dentro di me sentivo che il Signore aveva scelto la malattia per riscoprirci padre e figlia, chiudere col passato e scrivere un nuovo capitolo. Appena il lavoro me lo consentiva tornavo a casa e lo seguivo nell’excursus della terapia e, tra radio ed esami vari, scoprivo il significato della parola perdono (che già avevo sperimentato per prima sulla mia pelle) e “sia fatta la tua volontà”. Comprendevo che non era necessaria la grazia di una guarigione fisica, perché quell’esperienza già ci stava sanando e guarendo: Egli sa quando, se, cosa e come operare e non lascia mai nulla incompiuto”.

Non anzitutto la grazia di una guarigione fisica ma quella di vedere sanare e guarire le nostre relazioni: è il dono che vogliamo invocare anche noi con fiducia e perseveranza.

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