Farsi trovare – II Domenica del T.O. (Esequie Elena Iuorno)

Ancora una volta in questo giorno siamo stati chiamati a raccolta per dare l’estremo saluto a una persona della nostra comunità. I distacchi fanno sempre male, lasciano ferite anche quando si tratta di persone che hanno un certo numero di anni. Le condizioni di Elena sono precipitate quasi improvvisamente nel giro di pochi giorni.

Cosa vuol dire camminare nella fede? Camminare nella fede significa dar seguito ad un incontro. Noi tutti, interpellati dal Signore Gesù, siamo chiamati ad intessere una storia con lui e a lasciarci coinvolgere nella sua stessa missione: quella di svelare il volto di un Dio che è Padre e che vuole che gli uomini “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Potrebbe venire spontaneo, riandando ai brani di vocazione che abbiamo appena proclamato, pensare che si tratti di un qualcosa per gli addetti del mestiere. E invece no! La proposta è per ognuno di noi a partire dalla condizione concreta che stiamo vivendo.

Samuele, Andrea e l’altro discepolo del Battista sono uomini la cui vicenda con Dio diventa modello di ogni incontro con lui. Avevano tutti una certa familiarità con Dio, eppure, di Samuele è detto: “non aveva ancora conosciuto il Signore”.

Di questo Dio, di cui spesso parliamo, discutiamo, per cui lavoriamo e ci affatichiamo, possiamo parlare “per esperienza personale”? C’è stato o no un incontro tale che ha cambiato la nostra vita proprio come un giorno è accaduto a Samuele, ad Andrea e all’altro discepolo?

Nel cammino di fede, c’è un momento in cui non si può continuare a delegare, arriva il momento in cui, come Samuele, bisogna dire: “Eccomi”. Troppe volte, forse, accade di vivere la nostra fede “per interposta persona”, un vangelo vissuto “per supplenza”. Ci accade di lasciare a qualcosa di esterno da noi il compito di assolvere certi adempimenti: l’elemosina diventa l’espediente che ci fa sentire buoni e generosi, una pratica religiosa diventa il modo per curare gli affari della nostra anima, buona azione ci permette la garanzia una coscienza tranquilla.

Viene, però, il momento in cui, proprio come Samuele, occorre avere il coraggio… di farsi trovare. Il Signore attende che sia io in persona a lasciarmi coinvolgere in un’esperienza con lui. E nessuno è in grado di rispondere al mio posto.

Ci può accadere di andare alla ricerca di Dio, molto più difficile, invece, accorgersi della sua presenza quando egli è vicino. Occorre qualcuno che aiuti a capire, discernere, leggere i segni. Qualcuno che dica “ecco” mentre Gesù “passa”.

Che cosa cercate?

Ecco la prima parola messa in bocca a Gesù, nel IV vangelo: una domanda precisa che fa un po’ da cerniera a tutto il vangelo: “Donna… chi cerchi?” (Gv 20,15). Mentre vai alla ricerca di qualcosa che ti soddisfi, ti accorgi che, in realtà, hai bisogno di Qualcuno.

Qualcuno di fronte al quale non sei invulnerabile e a partire dal quale tutto deve entrare in una prospettiva nuova. Lévinas parla dell’altro come di qualcuno che ti viene incontro causando uno choc così forte che la persona è costretta a svegliarsi ed allora si accorge che prima dormiva.  

Gesù non si accontenta di essere seguito da qualcuno. Vuole conoscerne le motivazioni: perché sei in cammino? Perché sei qui? Di cosa hai bisogno? Di chi hai bisogno? Per che cosa stai vivendo?

Maestro dove abiti?

Maestro, dove rimani? Qual è il tuo modo di vivere? I due vogliono conoscere il mistero della sua persona, condividere il suo destino. Il discepolato, ai tempi di Gesù, non era solo un frequentare una scuola, ma uno stare con il maestro.

Venite e vedrete.

Un invito e una promessa. Ti è proposta una esperienza, non già un programma o un piano come accade nei nostri ambienti in cui, a suon di elaborare piani e progetti, abbiamo finito per abdicare al sacramento dell’incontro. Più che sapere tutto in partenza, è necessario scoprire in maniera progressiva.

Incontra il Signore solo chi in qualche modo anche inespresso, non pienamente consapevole, ne sente il bisogno.

Seguimi: stammi dietro, metti i tuoi passi sulle mie orme. E la strada, per noi come già per lui, conduce a sperimentare il mistero di morte e di gloria. Grande è per noi la tentazione di porci o al suo fianco, quasi per un bisogno di intimità con Gesù, o addirittura davanti a lui, quasi a volergli indicare la strada da percorrere. Invece, la sequela si caratterizza come un tenere dietro a qualcuno.

Il Signore desidera uomini di fede, non dei viaggiatori preoccupati del ritorno. Vuole dei pellegrini, perché lui è un Viandante, non dei pendolari e tanto meno gente con fissa dimora.

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