Non a credito è la fede – Commemorazione Luigi Grieco

coraggio cono ioCi stringiamo stasera attorno a Sisina e Lilino per ricordare il loro fratello e cognato deceduto i giorni scorsi a Bergamo dove risiedeva sin da quando si era trasferito per il servizio di leva.

Ci accade sovente, soprattutto quando siamo confrontati con eventi luttuosi o momenti di difficoltà, di giungere alla medesima conclusione dei discepoli raccontataci dal Vangelo: “È un fantasma!”, come a dire: è solo un’illusione che non ha alcuna consistenza. Sì, è vero, a volte la nostra fede produce emozioni forti, intense che vorrebbero quasi convincerci che davvero valga la pena seguire il Signore e fidarci di lui e della sua Parola, ma poi basta un nulla per mettere tutto in discussione.

I discepoli avevano appena assistito al prodigio di pochi pani condivisi per la fame di un’intera folla: avevano validi motivi per fidarsi del loro Maestro. Ma Dio non ci prende mai per la fame: la fede, infatti, non nasce mai da un’evidenza, anzi! Né è possibile vivere o credere “a credito”

Le onde del mare non sono risparmiate a nessuno: non c’è uomo che non debba fare i conti con il guado delle sue paure e resistenze. Per ciascuno di noi esse hanno un volto e un nome ben precisi. La solitudine del lago sferzato da un vento contrario e aggravato dalle incertezze della notte, fa capolino nella vita di ognuno di noi perché possiamo fare un passo in più nel nostro cammino di discepoli. Proprio nel cuore dei nostri scombussolamenti, infatti, risuona la sua rassicurazione: “Coraggio, ci sono io, non abbiate paura!”. Ma questo non esime mai dalla fatica della traversata, proprio come un genitore che rassicura il suo bambino mentre muove i primi passi: le cadute sono inevitabili, ma sono alleviate dal sapere che lui c’è. Il mistero dell’Incarnazione ci ha svelato il nome del nostro Dio: Emmanuele, il Dio con noi! Per questo possiamo credere tutto, sperare tutto, sopportare tutto: perché siamo certi della sua presenza.

La paura di restare soli e in balia delle onde, deve trasformarsi in una fiducia maggiorata che Egli è accanto alla nostra barca. Viene per tutti il momento in cui siamo invitati a contare sempre meno sulle nostre forze: i discepoli avevano raccolto dodici ceste di pane dopo il miracolo della condivisione. Avrebbero avuto di che vantarsi! Accade anche a noi di poter vantarci di risorse, energie, potenzialità, relazioni, esperienze: viene però il momento – e non una volta soltanto – in cui non ci è dato di attingere a un tale patrimonio. A chi, a cosa ci aggrappiamo in tali frangenti? È qui che matura e si sviluppa la fede, non come ultima spiaggia, ma come unica ancora di salvezza.

E invece, quando non ci si fida più del Signore, ha la meglio il vento contrario che vorrebbe convincerci che non serve a nulla una esistenza dispiegata secondo lo stile del Signore. L’antidoto alla tempesta è uno solo: imbarcare sulla propria barca il Signore Gesù

Proprio nella prima lettura, però, ci è stato ricordato che “nell’amore non c’è il timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore”. Che cos’è questo amore perfetto? Non è affatto un amore esente da ritardi e stanchezze. L’amore perfetto consiste piuttosto nella disponibilità a remare pur nella fatica e nonostante il vento contrario. L’amore, infatti, non è mai un fantasma.

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