Alzati – Per prepararsi alla solennità dell’Epifania

adorazione dei magiNell’in principio di ogni cosa – così ci ricordava la liturgia di domenica scorsa – non l’insensatezza, non il caso, ma un progetto, il Figlio di Dio, il Verbo. Nell’in principio di ogni cosa non una maledizione ma una benedizione. Oggi ci viene detto che questo progetto e questa benedizione è per tutti i popoli, vicini e lontani.

Pativa la nostra stessa paura dell’altro il popolo d’Israele in quel clima difficile che si respirava al rientro dall’esilio in Babilonia. Una volta tornati in patria si avvertiva il bisogno di ricostituire un’identità. Ma – si sa – in questi casi il ripiego più scontato per poterla costruire era quello di serrare i ranghi. Serpeggiava il malcontento per la ricostruzione e la paura per chi era diverso. Il profeta Isaia capta questa situazione e prova ad aiutare il popolo a vincere la paura che stava per prevalere, ricordando che Dio non può mai essere circoscritto nella categoria del buon senso e tantomeno difeso erigendo barriere per esorcizzare la paura dell’altro.

Alzati… non chiuderti. Prova a dare segno di ciò che per primo tu hai sperimentato sulla tua pelle (Israele aveva appena fatto esperienza di un Dio che lo aveva condotto fuori dall’esilio). Lo ripete a noi quest’oggi l’antico profeta. Tu sei costituito segno per altri.

Alzati… ripete a noi la liturgia dell’Epifania: non rimanere seduto, adagiato, addormentato, rassegnato. Alzati, sta’ in piedi!

Alza gli occhi intorno e guarda. È davvero una questione di occhi che guardano lontano, di occhi capaci di penetrare anche il buio più fitto, di occhi capaci di vedere più di quello che vedono: i magi vedranno un bambino e in esso adoreranno il Figlio di Dio. Quante cose vediamo… di quante non riusciamo che a fermarci a una lettura superficiale! Il rischio – affatto remoto – è di impersonare ciò che il salmista dice degli idoli: hanno occhi e non vedono. Non accadrà forse così anche a Erode, a scribi e sommi sacerdoti allorquando vorranno circoscrivere Dio in un loro sistema di pensiero o di potere?

Alzati… è la parola che così spesso Gesù ha ripetuto. Al paralitico: Alzati, prendi il tuo lettuccio e va a casa tua…; al figlio della vedova: Giovinetto, dico a te: alzati!; alla figlia del capo della sinagoga: Fanciulla, io ti dico, alzati!

La missione di Gesù è come racchiusa in questa azione: rimettere in piedi uomini e donne perché possano camminare. Lo ripete oggi anche a noi: prendi coscienza di essere stato costituito segno per altri, non tenere nascosta la tua luce: alza gli occhi e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. Tanti vengono a noi chiedendo come i magi: dov’è il re dei Giudei che è nato? E io cosa sono in grado di rispondere a chi mi chiede di rendere ragione di ciò che in questi giorni abbiamo celebrato? Che cosa di me attesta che davvero il Signore Gesù è nato in mezzo a noi? Quali, nella mia vita, i segni della presenza di un Dio che ha scelto di chiamarsi Emmanuele, Dio-con-noi, Dio-con-me, Dio-con-padre Antonio, Dio-con-ciascuno di noi?

La missione dei credenti è manifestare che quanto a noi è stato partecipato per grazia non è solo per noi ma per ogni uomo: abbiamo il dovere di offrire quanto abbiamo ricevuto.

Dov’è il re dei Giudei?

Dove ho lasciato il Signore Gesù? Nella mangiatoia di un presepio pur splendido che tiro fuori dal ripostiglio i primi di dicembre e ripongo subito dopo l’Epifania o l’ho preso con me, nella mia storia personale?

Dov’è il re dei Giudei?

I magi pongono questa domanda al mio sguardo, ai miei occhi, ai miei rapporti interpersonali, al mio modo di svolgere ciò che la vita mi ha affidato.

Dov’è il re dei Giudei?

Il rischio, allora come oggi, è di assumere l’atteggiamento di Erode, dei sommi sacerdoti e degli scribi. Consultano, leggono, interpretano, danno risposte ma non sono disposti a mettersi in cammino verso quei luoghi in cui ancora una volta Dio chiede di incarnarsi. Gente informata ma non coinvolta.

Dov’è il re dei Giudei?

Non basta una risposta esatta: occorre una risposta vera. A mettere in cammino non è una risposta esatta ma la passione che abita il cuore di chi dice di averlo incontrato. Quante risposte esatte dispensiamo come comunità cristiana e come mai non accendono speranze, non muovono passi? Gente informata ma non coinvolta.

Dov’è il re dei Giudei? Questa domanda non è mai da risolvere una volta per tutte. Che a Betlemme sia nato il Figlio di Dio chiede a me di interrogarmi se sono disposto a stare in cammino verso la perenne sorpresa di Dio o se non mi sono pigramente seduto sopra le mie abitudini religiose pur belle ma vuote.

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