Obbedienti… capaci di riconoscere – Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

santa famigliaPiuttosto popolata questa liturgia nella festa della famiglia di Gesù, Maria, e Giuseppe. Ci sono loro, appunto, ma c’è anche Abramo, Sara, Simeone, Anna. Tutte vicende a partire dalle quali ci è dato accostare il mistero di questi giorni: come stare di fronte alla visita di Dio?

Abramo: l’obbediente per eccellenza agli inviti di Dio, è chiamato ad uscire da un ambito familiare circoscritto, ristretto per diventare padre di una moltitudine di popoli. Lui che ormai vecchio non aveva nemmanco un figlio. Ci sarebbe da ridere, appunto, commenta Sara sua moglie. Non a caso il figlio si chiamerà Isacco, figlio del sorriso. Sembrava quasi che Dio scherzasse quando aveva loro promesso un figlio. Ma proprio quando tutto sembra irrisolvibile Dio porta a compimento anche il nostro sorriso sarcastico e diffidente. Abramo, sospinto ad andare oltre nella misura in cui avrà imparato a guardare oltre: guarda in cielo e conta le stelle! Il cammino è sempre dettato da delle motivazioni del cuore, altrimenti non si compie un passo. È la motivazione del cuore di Abramo non è una meta – che peraltro non gli viene indicata – ma una promessa. La fiducia in quel Dio che gli si era rivelato sarà l’anima dei suoi passi. Null’altro. E Abramo che guarda in cielo scopre, in realtà, che Dio attraverso di lui inizia ad esprimere una fedeltà alla terra. Mentre lui accetta di andare Dio stesso decide di venire. Un anello prezioso Abramo nello snodo tra Dio e l’umanità.

La loro è una famiglia di nomadi che vive sotto la tenda della fede e si sposta per inseguire il Dio che pro-mette (mette innanzi). Che bello – evangelico, direi – pensare che la mia disponibilità a stare in cammino è lo snodo attraverso cui Dio esprime fedeltà a questa terra, a questa umanità!

Poi la famiglia di Nazaret. Di Gesù, Maria e Giuseppe ci interessa cogliere il cammino di fede che come nucleo familiare hanno dovuto percorrere a motivo di quel figlio. Quel figlio li ha tenuti continuamente sulla corda. Un tessuto quotidiano, il loro, non esente da contraddizioni e da drammi a volte. Eppure sempre disponibili a nuove partenze, mai sentendosi arrivati.

Come era accaduto al vecchio Abramo il quale, anche quando tutto sembrava smentire il senso e la portata di una promessa che lo aveva messo in cammino, non si era arrestato. Interessante. Tanto la vicenda della famiglia di Nazaret quando quella di Abramo è vicenda di una fedeltà ad una promessa, non già a delle evidenze o a delle certezze esibite. Di nuovo, anche la loro storia, quella intessuta di carne e di sangue, andava scrivendo pagine inedite dell’alleanza tra Dio e il suo popolo.

Essi compiono ciò che Dio chiede loro di fare, in attesa che Dio porti a compimento ciò che ha loro promesso. Lo trovo davvero singolare e ricco di speranza per tutte le volte che mi sento demotivato. Obbedienza alla Parola. Ecco l’ingrediente che tiene unita la loro vicenda, anche quando quel figlio verrà loro tolto. Abitati dalla fede in Colui che può far risorgere anche dai morti (Eb 12,19). Convinti che nessuna pagina della propria vicenda è da strappare.

E poi ancora i due vegliardi, Simeone e Anna. Due figure che riscattano l’obbedienza di Maria e Giuseppe alla legge mosaica. Quel giorno era certo solenne per il rito che bisognava compiere. Ma in realtà la solennità di quel giorno fu data dalla lunga, segreta e fedele attesa di uomini e donne come Simeone e Anna. Simeone esprime una particolare sacerdotalità nel riconoscere quel bambino e accoglierlo fra le braccia. Anna figura, di una segreta profezia che non pretende rivelare cose straordinarie ma semplicemente riconoscerle.

Simeone e Anna, persone in penombra, ignote ai più, eppure sintonizzate profondamente con Dio, riescono a trasfigurare anche i tempi più difficili. Presenze, le loro, oltre i gesti ritualistici, capaci di riconoscere la visita di Dio e cantarla: i miei occhi hanno visto la tua salvezza. Che bello pensare che a compieta la nostra giornata si conclude sempre così: riconoscendo che ancora una volta Dio ci ha visitati e i nostri occhi sono stati capaci di riconoscerlo.

E penso alle nostre famiglie, alle nostre comunità: sognate da Dio come tramite di pagine inedite di quell’alleanza che di nuovo e sempre egli vuole stabilire con ogni uomo. Penso a tante pagine della nostra personale vicenda in cui non ci è dato di esprimere altro se non un attesa fedele e contemplativa.

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