Perdersi per qualcuno – III Domenica di Avvento

giovanni battista tizianoQuasi alle porte del Natale, la Liturgia ci mette dinanzi come una sorta di apripista, la figura di Giovanni il Battista. E il motivo credo lo si possa scorgere nel fatto che la venuta del Signore definisce l’identità e la vita del Battista come dovrebbe definire quella di ogni uomo.

Il vangelo di Gv è costruito come una sorta di grande processo, con interrogatori e risposte. E il brano di oggi ne è un esempio. In questo processo i personaggi del dramma sono vari. Da una parte i protagonisti e dall’altra gli antagonisti della Parola: da una parte Giovanni e Gesù e dall’altra il potere dominante, avversario della Parola. Un processo che inizia qui col Battista e che continuerà contro Gesù e poi contro i suoi discepoli.

In questo processo Giovanni è il testimone. E il testimone è anzitutto uno che ha visto, che ricorda e che racconta. La testimonianza è una esperienza di vita che diventa parola e che si trasmette ad altri. Sottolineo esperienza di vita. Anche la comunità cristiana fa un gran parlare di testimonianza, ma se non c’è questa esperienza di vita, la testimonianza diventa qualcosa di giustapposto, non mi identifica, non mi definisce. Dove radica la testimonianza di Giovanni? Radica nel cogliere la sua storia come quella di un uomo “mandato da Dio”, un uomo che pur segnato come tutti dai limiti dello spazio e del tempo, sa che la sua vita dice riferimento ad un altro: consapevole che la sua vita è una vita voluta da Dio, Giovanni non si lascia travolgere dalla gloria che pure potrebbe derivare dal vedere che tanti accorrono a lui. Uomo capace di riconoscere i lineamenti reali della propria persona e del suo compito, non si lascia sedurre da una immagine sproporzionata di sé.

Per questo alla domanda: “Tu, chi sei?”, che è la domanda fondamentale per ogni uomo, Giovanni comprende che per definire la propria identità occorre sapere ciò che non si è. È solo dentro i nostri confini che noi sappiamo ciò che siamo: ciò che uno è, passa attraverso il riconoscimento umile di ciò che non è. La lite di sempre, la grande lite tra fratelli che la Bibbia ben conosce, quella ad es. tra Giacobbe ed Esaù per la primogenitura, trova in Gesù e in Giovanni la sua soluzione definitiva. Giovanni non fa fatica a rifiutare ciò che non gli appartiene, è contento di dire “non sono io”, perché un altro che ne ha la legittima capacità possa dirlo. Giovanni, affievolendosi procura più luce, diminuendo lascia crescere, chiamato in tribunale rende testimonianza per primo e senza indugio alla verità e, quando ha svolto il suo compito, non esita a ritirarsi dalla scena.

Come vorrei che facessimo nostre le parole di don Primo Mazzolari, il quale, a mo’ di preghiera, così afferma: “Non ci interessa la carriera, non ci interessa il denaro, non ci interessa il successo, né di noi, né delle nostre idee; non ci interessa né l’essere eroi, né l’essere traditori davanti agli uomini; ci interessa perderci per qualcosa o per qualcuno”.

Questa preghiera mi pare riassuma i caratteri della personalità del Battista. Il suo centro non è il proprio sé, ma Gesù Cristo. È un uomo decentrato, con il centro fuori di sé, da esso è attirato, sbilanciato e messo in moto.

Perdersi per qualcosa o per qualcuno vuol dire proiettarsi oltre se stesso, appassionarsi per qualche persona o per un progetto. Sta un po’ qui il senso dell’innamoramento, dove al centro non c’è il perdere la testa, quanto l’accorgersi del valore che una certa persona accanto a noi riassume ed esprime. La grandezza del Battista consiste nello scoprire la grandezza altrui, quella di Gesù, sapendola accogliere. A noi questo risulta un po’ ostico: stentiamo ad ammettere il valore di intuizioni, idee, stimoli che vengano dal di fuori, da persone diverse. E, invece, ogni persona è una parte di me che mi manca. Perdersi per qualcosa o per qualcuno vuol dire non ritenersi il centro, ma saper uscire da sé per accogliere l’originalità di chi mi sta accanto, senza la quale la mia persona non cresce e non è completa. È nel perdersi che risiede la condizione per trovarsi.

Il Battista è figura di ogni credente e della comunità cristiana: essa non è la luce, non è la verità, ma è testimone della verità. In questo compito è chiamata ad uscire da sé, a spingere gli uomini a cercare la verità proprio come ha fatto il Battista: egli ha spinto i suoi discepoli a cercare uno che era già in mezzo a loro e che essi non conoscevano ancora. Il baricentro della Chiesa non è dentro di essa, ma fuori, perché la verità la supera sempre. Se vogliamo essere discepoli del Signore Gesù, siamo chiamati perciò a rimetterci perennemente in cammino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.