Nella fine l’inizio – Esequie Angiolina Del Pomo

albaLa comune condivisione dell’esperienza cristiana e i legami di affetto e di amicizia che ci legano alla sua famiglia, ci vedono radunati in questa nostra Chiesa per dare l’estremo saluto ad Angiolina, la cui esistenza, 80 anni, è trascorsa tutta nel silenzio. Impedita nella parola e nell’udito, ha vissuto una vita di nascondimento e di riservatezza, tanto che molti neppure sapevano della sua presenza in mezzo a noi. Pur essendo schiva, timida, quasi impaurita, aveva un viso molto bello che lasciava trasparire un qualcosa vero, di grande. Eppure la sua stessa presenza era parola.

Prendiamo congedo da lei mentre l’anno liturgico è alle ultime battute e ci incalza a puntare lo sguardo non su ciò che passa ma su ciò che rimane. Davvero tutto passa, resta solo Dio e la sua parola che non viene mai meno.

A chi era convinto di poter dormire sonni tranquilli perché si riconosceva in una pratica religiosa formale, qual era diventata quella del tempio di Gerusalemme, Gesù aveva chiesto di non illudersi: il credere di aver catturato Dio tra le mura di un tempio, non era affatto garanzia per poter essere esenti dal momento del dramma e della prova. Nulla di ciò che possiamo aver costruito, ha in sé il carattere di eternità: neppure il tempio! Per questo Gesù sollecita i discepoli di ogni tempo a imparare a guardare oltre il momento presente, acconsentendo ad entrare in un processo di destabilizzazione. Qualcosa di nuovo sta per nascere ma questo non è mai indolore, proprio come accade in ogni travaglio che si rispetti. E guai a voler cristallizzare espressioni e luoghi di una religiosità che rischia solo di essere accomodante perché finalizzata alla propria personale tutela. Certo, l’essere personalmente e comunitariamente sottoposti a qualcosa che butta all’aria quanto finora avevamo ritenuto come un punto fermo di riferimento (il tempio di Gerusalemme rappresentava un elemento di identità per Israele, ma ognuno ha i suoi luoghi e i suoi tempi in cui riconoscersi), non poche volte porta a dubitare del fatto che a Dio stia ancora a cuore la nostra storia. E, tuttavia, a rileggere la storia della salvezza, scopriamo che proprio i momenti di maggior buio, quelli in cui il non senso sembrava aver avuto la meglio, hanno coinciso con lo spuntare di un timido germoglio che ha rimotivato la speranza di non poche generazioni di credenti. È compito della comunità cristiana leggere gli eventi non soltanto secondo una narrazione cronachistica e superficiale, ma alla luce della nostra fede nel Signore morto e risorto.

Come stare in questa nostra storia? abitati da che cosa? Da paura, da angoscia, da frustrazione o da capacità di scorgere i segni del nuovo? La nostra storia è una storia travagliata, oggi come ieri. È la storia dell’umanità che da sempre registra sofferenze ed esistenze minacciate.

Gesù sta parlando ai suoi discepoli nell’imminenza della passione e sta provando a consegnare loro la cifra per interpretare quanto sta per abbattersi su di lui: un evento che a una prima lettura, superficiale, segna la fine, il fallimento della sua vicenda terrena e tuttavia, se letto in profondità, è un evento che porta già in sé i segni del nuovo. In questo modo il discepolo è preparato a riconoscere in tutte le future difficoltà che si presenteranno, la presenza attiva di Dio che porta a compimento – proprio mediante eventi contraddittori – la sua opera di salvezza. Chiamati a stare nella storia come ogni uomo, eppure capaci di usare un codice interpretativo proprio della fede: il mistero pasquale, la morte e risurrezione del Signore.

I segni di cui si parla non sono i segni della fine, ma quelli di un travaglio, appunto: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. Nella fine l’inizio.

Osservare la pianta di fico… vale a dire imparare a fissare il nostro sguardo sui piccoli e fragili indizi di cambiamento nella nostra vita. Il fico attesta che è proprio quando sembra tutto morto che si può ricominciare. Gli alberi germogliano quando tutto sembra irrimediabilmente perduto. Così è degli uomini.

 

 

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