Non per pochi il Paradiso – Esequie Caterina Lombardi

santi1La lunga esistenza di Nuccia si è arrestata all’alba dell’ultimo giorno del mese che la Chiesa dedica alla Madonna del Rosario. A Nuccia è stato chiesto di bere a lungo l’amaro calice della sofferenza sin da quando tanti anni fa le fu strappato un affetto carissimo (il figlio) e poi ancora in questi anni di immobilità alleviata dal conforto e dalla presenza dei suoi cari che l’hanno accudita con amorevole cura.

Attendo sempre trepidazione il giorno di Ognissanti perché ancora una volta mi riconcilia con una convinzione, quella cioè che da una parte vale la pena vivere del vangelo e per il vangelo e, dall’altra, che non è possibile conoscere la verità del vangelo, non è possibile fare esperienza di Dio, di Gesù Cristo senza far riferimento alla testimonianza della vita dei suoi discepoli. Se qualcosa di lui possiamo conoscere lo dobbiamo a tanti fratelli e sorelle che nel corso del tempo sono rimasti fedeli al vangelo. I più neanche riconosciuti ufficialmente: la canonizzazione, infatti, tocca qualche migliaio di persone, il paradiso, invece, lo raggiunge una moltitudine immensa che nessuno può contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua.

Il paradiso non è per pochi perché non per pochi è la possibilità di realizzare appieno e fino in fondo la propria umanità. Lo so: non poche volte abbiamo pensato ai santi come a uomini e donne di sacrifici eroici, di penitenze disumane oppure come gente dotata di poteri particolari, gente che poco ha a che spartire con la realtà quotidiana. Eppure, non sono nulla di tutto questo. Sono uomini e donne che hanno vissuto la loro umanità in pienezza. Quanti! Conosciuti anche da noi… uomini e donne che non poche volte ci hanno permesso di riconciliarci con la vita, di non maledire il giorno in cui siamo nati.

C’è una immagine che trovo di una particolare bellezza: tutti stavano in piedi. Così attesta il brano dell’Apocalisse. I santi sono uomini e donne che si sono lasciati mettere in piedi dal sangue di Gesù Cristo, dal suo amore senza limiti; si sono lasciati liberare da una condizione servile e si sono lasciati restituire la propria dignità.

In piedi… persino davanti a Dio. Che bello! E noi abbiamo ridotto la vita cristiana a un essere crucciati, tristi, ripiegati, rinunciatari. No: in piedi! Uomini e donne che si sono lasciati coinvolgere dal sogno di Dio sulla storia e sul mondo e hanno imparato ad essere uomini e donne da Gesù Cristo. E io da chi imparo ad essere uomo? Uomini e donne che hanno fatto loro i sentimenti che furono in Cristo Gesù, il più delle volte senza neppure saperlo. Per questo il Curato d’Ars amava ripetere: nel nostro cimitero riposano molti santi. Molti santi! Quanti!

Avvolti in vesti candide… continua ancora l’Apocalisse. Uomini e donne che pur avendo attraversato grandi tribolazioni non si sono lasciati scoraggiare dall’esperienza di male che pure non è stata loro risparmiata. La prova più terribile non ha mai tolto in loro la consapevolezza di essere incamminati verso la felicità, quella che risiede nel fare esperienza dell’amore di Dio. La contraddizione può essere vinta e superata grazie alla testimonianza di tanti nostri fratelli e sorelle. Circondati da un così gran numero di testimoni anche noi corriamo verso la meta, tenendo lo sguardo fisso sul Signore Gesù.

Uomini e donne che hanno permesso alla parola di Dio di continuare a prendere forma in mezzo a noi; uomini e donne che quando Dio sembra tacere e non avere parole umane attraverso le quali esprimersi, essi diventano gesti e volti attraverso i quali egli si rende visibile. Perché mai Gesù avrebbe associato alla sua opera tanti suoi fratelli se non perché ogni uomo potesse avere accesso alla vita stessa di Dio? Non poche volte la fede di tanti suoi fratelli sorprese persino Gesù tanto da fargli conoscere qualcosa del Padre suo che fino a quel momento egli stesso ignorava nel mistero della sua umanità. Perché mai Gesù avrebbe proclamato il brano delle beatitudini? Esse non nascono da chissà quale ragionamento o celeste ispirazione. Ciò che Gesù mette in luce non è neppure un atteggiamento religioso ma una situazione di vita assunta senza mai maledire. Vite vissute così hanno un futuro: questo attesta il Signore Gesù.

Davanti ai suoi occhi Gesù vede che i poveri prestano attenti il loro orecchio a quello che egli dice e risuonano positivamente. Ai loro occhi la verità del vangelo appare evidente, per questo non faticano a credere alle parole di Gesù e a rallegrarsene.

Uomini e donne molto diversi tra loro che dicono l’insondabile ricchezza del volto di Dio. Ciascuno incarna un tratto particolare di quel volto e lo traduce nel suo tempo, nella sua storia, nella sua situazione. E così mi ritrovo a pensare che questo è vero anche per me se, come dice Paolo, a ciascuno di noi è data una particolare manifestazione dello Spirito. A ciascuno…, dunque nessuno escluso. Anche a me, anche a te. Quale manifestazione? Quale pagina del vangelo io sono chiamato a incarnare ed esprimere nel mio qui e ora? Ne sono consapevole?

Dunque non è un lusso la santità, non è per pochi eletti: è per tutti. E se qualcosa di Dio non si conosce, non è forse perché io non sono stato in grado di manifestarlo?

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