L’immediato o l’infinito? – XXVIII Domenica del T.O.

venite alle nozze1La storia dell’umanità potrebbe essere letta a partire dalla categoria dell’invito. “Molte volte e in diversi modi Dio” ha inviato inviti agli uomini di tutti i tempi.

Non è forse da leggere come un invito il dono della nostra esistenza?

Secondo il progetto degli inizi si trattava di un invito a partecipare della stessa vita di Dio in una esperienza di comunione (ecco il banchetto di nozze). Sappiamo, però, che per un bisogno di emancipazione e di affrancamento dalla dipendenza da Dio, quel progetto iniziale si è infranto senza riuscire, tuttavia, a far desistere Dio dall’offrire nuove possibilità. Eccolo perciò a rinnovare gli inviti.

Quanto avremmo bisogno di lasciar risuonare nel silenzio e nella preghiera adorante le parole della Preghiera eucaristica IV quando si dice: “E quando, per la sua disobbedienza, l’uomo perse la tua amicizia, tu non l’hai abbandonato in potere della morte, ma nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro, perché coloro che ti cercano ti possano trovare. Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza, e per mezzo dei profeti hai insegnato a sperare nella salvezza. Padre santo, hai tanto amato il mondo da mandare a noi, nella pienezza dei tempi, il tuo unico Figlio come salvatore”!

Dio offre continuamente l’opportunità di riprendere il progetto degli inizi: l’invito è sempre gratuito e il dono di Dio è sempre al di là di ogni pretesa e di ogni aspettativa.

Non è forse un invito di Dio la possibilità di attingere a una storia che ci precede e ci accompagna?

Non è ancora un invito di Dio il dono della sua Parola che rischiara ogni istante della nostra vita, persino quello più drammatico della morte?

Non è inoltre un invito di Dio la sua offerta di comunione e di amicizia sempre rinnovata?

Non è pure un invito di Dio questo nostro stesso sedere al banchetto in cui ci fa dono ancora un volta del Figlio suo?

Non è un invito di Dio il sapere che non siamo da soli ma siamo inseriti in una comunità che Dio ha scelto a essere segno della sua presenza nel mondo?

Non è forse un invito di Dio il poter condividere attese, sogni, speranze e persino le nostre delusioni con qualcuno?

Come sto di fronte a questi molteplici inviti e appelli? È necessario scegliere: si può accogliere, si può rifiutare, come si può scegliere di non scegliere. Ma come? Si può forse rifiutare un dono? Certo, ma accogliere o rifiutare l’invito di Dio non è senza conseguenze circa il modo di intendere proprio il nostro essere uomini e, perciò il nostro stare al mondo.

Talvolta può accadere di essere attraversati per un verso dalla presunzione di non aver bisogno di un invito nel segno del gratuito, per un altro dalla pretesa di scegliere da soli ciò che sia opportuno o meno per noi. Per questo si ripiega sovente verso la cura dei propri affari disattendendo le innumerevoli sollecitazioni che il Signore suscita per noi. Tanti inviti sono disattesi in nome della ricerca di ciò che ci convenga scegliere e che soprattutto non metta in discussione il bisogno di vivere solo per se stessi. L’invito, infatti, per quanto possa anche allettare, è spesso scomodo: esso rompe il nostro ritmo abituale introducendo qualcosa di imprevisto o di inedito. Per questo, per un istinto di conservazione che ci fa stare sulla difensiva, non valutiamo la posta in gioco e preferiamo ripiegare verso il non farci trovare (“ho altro da fare”).

Può anche accadere, però, che pur avendo risposto alle sollecitazioni, di fatto si continui ad indossare l’abito di sempre, il modo di pensare e di fare solito. Della serie: “accetto l’invito ma partecipo a modo mio”. Ora, aver accolto l’invito a misurare la nostra vita su quella di Gesù Cristo non può essere conciliato con il permanere discepoli di ciò che nulla ha a che spartire con lui.

Tanto il declinare l’invito quanto l’accoglierlo venendo a patti, sono due forme che traducono la pretesa di salvarci da soli, a prescindere da ciò che quell’invito potrebbe rappresentare per noi.

Non basta essere invitati al banchetto della vita, come non basta aver accettato di prendervi parte. È necessario lasciarsi trasformare da quell’amore che ci ha raccolti ai crocicchi delle strade. Attenzione perciò a un abito-abitudine che se informa formule e pratiche esteriori non riesce a vestire il nostro cuore.

Se è vero che esiste l’ostinazione di chi rifiuta l’invito, è altrettanto vero che esiste anche la durezza di chi si ritiene familiare con il Vangelo senza permettere che esso scavi dentro di noi e ci converta.

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