Cosa può la fede… – Lunedì XIV settimana del T.O.

emorroissa1Il capo della sinagoga e l’emorroissa sono due figure che infrangono regole e consuetudini che avrebbero imposto altro. Un atteggiamento religioso avrebbe addirittura imposto alla donna di tenersi a distanza per non contaminare nessuno impedendogli poi l’accesso all’ambito sacro. E, invece, tanto la sua fede quanto quella del capo della sinagoga osano e ottengono altro. Una fede che va oltre un ordinamento religioso fatto di esclusioni, fatto di dignità e indegnità. La fede di questi due intuisce che nel cuore di Dio non esistono questi criteri: per questo osano. E mi trovo a pensare a quell’osare di tanti che ancora oggi si sentono marchiati a vista perché non rientrano in un codice di purità che una convenzione religiosa ha comunemente riconosciuto e accettato stabilendo ancora una volta chi è degno e chi non lo è.
Lo aveva compreso molto bene l’emorroissa la quale, nella sua disperazione, mossa da una fede forte, non esita a toccare il mantello di Gesù, sfidando il modo di pensare tradizionale:
– che cioè il Maestro non si sarebbe occupato di una donna,
– che non si sarebbe occupato di una malattia
– e che per chiedere bisogna essere degni di ricevere.
Quella donna intuisce che le leggi dell’impurità sono i confini posti per tenere a bada la paura: i divieti sono le fortificazioni del gruppo che si difende dalle minacce di ogni possibile contatto con la morte o comunque con ciò che non sappiamo come gestire altrimenti. Ed è la paura quindi che genera la legge che fa allontanare dall’impurità.
Gesù, invece, varca continuamente i confini dell’impurità: tocca i morti, parla con i lebbrosi, con le donne, sta a tavola con pubblicani e prostitute e, nello stesso tempo, si presenta come “colui che è Dio”. Si presenta come un destabilizzatore della nostra geografia sociale e religiosa. Entra nelle zone proibite dell’umanità perché non ha paura di esse.
Sa, Gesù – come lo intuisce la donna, del resto –, che alla radice delle nostre leggi di purità e di impurità non c’è Dio: ci siamo noi. Questa separazione tra puro e impuro è una “tradizione di uomini”, di uomini che hanno paura e perciò perennemente alle prese con la possibilità di stabilire i confini di una vita rassicurante. E mi ritrovo a pensare alle innumerevoli tradizioni di uomini che nel corso dei secoli non hanno fatto altro che mietere vittime da sacrificare al Dio delle nostre paure, non certo a quello rivelato da Gesù come il Dio che non gode per la rovina dei viventi.
Gesù dichiara pubblicamente davanti a tutti che le categorie del puro e dell’impuro non gli interessano: Dio non bada al puro e all’impuro, ma alla fede: la tua fede ti ha salvata.
Non è stato il gesto di toccargli la veste a provocare il miracolo ma quel qualcosa che la donna aveva dentro e che l’aveva messa in cammino fino a osare quell’intrufolarsi tra la folla per avvicinarsi a Gesù. Gesù la mette a parte di una indicazione molto importante: lei se ne sarebbe andata convinta unicamente della potenza che usciva da quel rabbi e invece doveva essere avvertita della potenza che c’era in lei e delle sue reali possibilità: la tua fede ti ha salvata. Cosa può la fede…

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