La paura e la fede – Martedì XIII settimana del T.O.

tempesta sedataTutta la nostra vita può essere evocata sotto il simbolo della traversata, del passare all’altra riva. La vita è una traversata, il matrimonio è una traversata, ogni vocazione è una traversata; la morte è una traversata. Ogni giorno è una traversata. Traversata è ogni progetto. Il presente non è il luogo della pienezza; l’immediato non può avere carattere di assolutezza e di autosufficienza. Quante volte, oggi, sentiamo parlare del bisogno di realizzarsi. Si tratta, a volte, di un realizzarsi ma senza abbandonare la sponda del presente e dell’immediato. Gesù sembra dirci che la nostra piena realizzazione è altrove.
L’altra riva, per Gesù, trascende il semplice dato storico-geografico. Gesù è sempre in cammino, amante dei passaggi di frontiera, alla ricerca di un mondo diverso da quello abituale. L’approdo definitivo all’altra riva si realizzerà per Gesù quando farà ritorno alla casa del Padre.
Passare all’altra riva è un invito alla comunità cristiana a partire sempre. Sappiamo però quanto subiamo il fascino della tranquillità e della vita comoda, spesso tentati di fermarci e aggrapparci a qualcosa di stabile e di solido: a camminare sempre ci si sente spaesati.
Ora, tra questa riva e l’altra, tra la dimora presso gli uomini e quella presso il Padre c’è di mezzo una prova tremenda rappresentata da un mare in tempesta. Si arriva all’altra riva solo passando attraverso questa prova. Per vivere pienamente bisogna prima, in qualche modo, morire. Il passaggio in barca, di notte, in mezzo a un mare in tempesta evoca il passaggio attraverso la morte. Il mare era visto dagli ebrei come un elemento ostile, quasi fosse posseduto da uno spirito malefico e perciò da esorcizzare. La morte da attraversare, forse, è proprio quella che si patisce quando si invoca l’intervento di Dio e Dio sembra assente o perché lontano o perché estraneo alle nostre vicende.
Avvenne nel mare un grande sconvolgimento…
La tempesta, le bufere della vita sembrano quasi una condizione comune a ogni traversata. Lo sconvolgimento non risparmia neanche la barca sulla quale si trova Gesù. L’essere il Figlio di Dio non costituisce una sorta di scudo protettivo contro i colpi della vita.
La bufera fa parte della vita. La presenza del Signore non è una promessa o una garanzia di esenzione dalle tempeste della vita. La religione non è fatta per sottrarci alla comune condizione umana (semmai per assumerla nella sua interezza) E non ci sono solo le bufere esteriori. A volte le più terribili sono quelle interiori.
“Abbastanza spesso, proprio quando smettiamo di affaccendarci esteriormente, il nostro cuore comincia a rimbombare come un oceano sferzato da raffiche di vento e noi piombiamo nella paura di noi stessi, non ci raccapezziamo più, e vorremmo proteggerci senza sapere in che modo, come se incappassimo nell’occhio di un ciclone, che ci risucchia irresistibilmente nel profondo con sempre maggiore rapidità” (E. Drewermann).
Sarebbe un sogno vano pensare di non avere a che fare con questo mare. E’ da sapienti, invece, imparare a conviverci.
“Salvaci, Signore, siamo perduti”. Qui i discepoli mettono in evidenza il grido dell’uomo che teme per la sua vita e sente tutta la precarietà della sua esistenza.
“Perché avete paura, gente di poca fede?”. Protagonista della scena narrata è Gesù, ma prima di Gesù, è la paura. È un problema di fede. È la fede che può vincere la paura. Ce lo ricorda un apologo: “La paura bussò alla porta. La fede andò ad aprire: non c’era nessuno”.
L’immagine di Gesù che dorme sulla barca è suggestiva. E’ un segno di incoscienza, come sono tentati di pensare i discepoli, o è un segno di profonda pace?
C’è una calma più profonda da raggiungere nel nostro intimo perché le acque si acquietino e il vento si plachi.
Bisogna ancorare profondamente la barca della nostra vita e confidare nel punto in cui, al di sotto del mare agitato, più abissale ancora dell’abisso, un solido fondale ci fornisce l’appiglio.
Questo Dio che dorme sulla barca scossa dalla tempesta e dal vento, sembra dirci: confida nella mia presenza, anche se ti sembro assente, io ho il potere di placare la bufera e di avvicinare l’altra riva. Lascia dormire il tuo cuore nella pace. A Gesù la sicurezza è data dal suo sapersi nelle mani del Padre. Quando il Signore è con noi non può abbandonarci la fiducia che la vita ha un senso e una direzione, e che tutto finirà nel modo giusto, qualunque siano le peripezie che incontriamo

 

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