Le sorprese di Dio – Novena in preparazione alla festa della Madonna della Bruna – Matera, 24 giugno 2014

Madonna della BrunaPresi per mano da Maria, ieri sera, abbiamo provato a compiere un percorso a ritroso, nell’in principio di tutto. E abbiamo scoperto che quando nulla di quanto abbiamo sotto i nostri occhi esisteva, Dio concepiva, immaginava, congetturava. È il mestiere di Dio: concepire sogni e muovere passi verso la casa dell’uomo. Immaginava qualcuno che fosse in grado di essere simile a lui nella capacità di non venir meno nella tenuta dei legami affettivi. Così aveva concepito l’uomo, ogni uomo. Tuttavia, ben presto, l’uomo non ha tardato ad esprimere il suo non reggere alla fiducia di Dio, inaugurando così una storia di fuga e di nascondimento.

La prima risposta dell’uomo al gesto di misericordia del Padre è un gesto di orgoglio e di appropriazione. Dio aveva fatto all’uomo un regalo straordinario, la possibilità di essere libero nel suo amore. Ma accade che Eva si lascia sedurre e ingannare e Adamo si lascia convincere. Il serpente sa che c’è un varco nel cuore dell’uomo: lo spazio dell’incredulità, nonostante l’uomo disponga di ogni bene.

L’uomo cede alla proposta di una uscita dall’affidamento. Che cos’è il peccato se non un uscire dall’affidamento per autogestirsi in proprio? L’uomo comincia a vivere al di fuori della relazione con Dio, sulla base di una immaginazione che gli insinua che forse il dono non è dono, ma una dissimulazione; che forse il comandamento non è dato per custodire il desiderio di pienezza che portiamo nel cuore ma per censurarlo; che forse la promessa di Dio non ha niente a che vedere con la tua felicità. Accade anche a noi: ci ritroviamo con il volto confuso, con il cuore in preda alla paura quando ci lasciamo sedurre dalla voracità dei beni, degli amori, della vita, per un delirio di onnipotenza: “se mangerete, sarete come Dio”. È storia degli inizi ed è storia di sempre.

L’uomo cede a quella immaginazione che vorrebbe farci credere che il mondo sia una prigione nella quale siamo stati rinchiusi da un Dio geloso di perdere il segreto della sua onnipotenza e che la durezza della nostra vita sia il segno della sua maledizione.

Nonostante questo ecco di nuovo i gesti di misericordia di Dio. Non è forse lui a rivolgere per primo la domanda all’uomo: Dove sei? Domanda/invito a prendere coscienza della terribile esperienza nella quale lo ha sospinto il volersi emancipare da lui. Fuori dal rapporto con Dio l’uomo non trova un luogo dove collocarsi: mi sono nascosto. Non riesce neppure a guardarsi: ho avuto vergogna perché sono nudo.

L’uomo può anche confondere Dio con l’immagine introiettata dal serpente e cedere a quella suggestione che lo inclina a stimare l’invito all’incredulità come un atto di amicizia. Ma anche quando ciò accade, Dio non confonde mai il serpente con l’uomo. L’uomo resta sempre cosa buona anche quando l’esperienza della libertà può sfociare nell’incredulità. Anche quando dovesse perdere la fede Dio non revocherà mai la promessa; anche quando si vergognerà della propria debolezza non per questo la sua vita sarà priva di senso.

Anche se siamo andati lontano, molto lontano da come Dio ci aveva concepiti, Dio consegna il suo sogno ancora a una ragazza, e con lei a tanti altri tra cui Giovanni Battista. Bussa a delle soglie che in realtà trova già aperte, disponibili a vivere di fiducia e non di sospetti.

Canta magnificamente uno dei Prefazi: “Nei tuoi santi… noi celebriamo, o Padre, l’iniziativa mirabile del tuo amore, poiché tu riporti l’uomo alla santità della sua prima origine e gli fai pregustare i doni che a lui prepari nel mondo rinnovato”.

Tutto questo in Maria è accaduto in modo unico, irripetibile: non preoccupata di sé, Maria non esce mai dall’affidamento tanto da lasciare a Dio, agli eventi, alla storia di fare di lei ciò che lei non ha mai pensato di fare di se stessa. La Chiesa crede che questa disponibilità non si improvvisi ma radichi nell’eternità.

Finalmente una creatura umana, per la prima volta, crede fino in fondo che la sua libertà possa trovare compimento solo nelle mani di Dio, in un gesto di affidamento totale e responsabile.

Noi guardiamo a Maria perché quanto Dio ha compiuto in lei vuol farlo anche in noi, chiamati a diventare per vocazione ciò che Maria è per grazia: santi e immacolati nell’amore.

L’immacolatezza equivale al sogno di Dio sull’umanità, su ciascuno di noi, sogno-progetto a cui Dio non ha mai rinunciato. E questo sogno non riguarda soltanto un aspetto della vita morale (noi l’abbiamo legato soltanto alla sfera sessuale), ma riguarda tutta l’esistenza: se ciò che vivo, ciò che penso, ciò che sento è secondo l’amore, è secondo il sogno di Dio.

In questo ci è di aiuto il Battista, unico santo di cui celebriamo la natività. Una figura che non finiremo mai di scoprire a sufficienza e che nei vari percorsi della storia si incarica di ridire alla comunità dei discepoli l’essenziale della fede.

Una nascita non più attesa, la sua, che narra da una parte la misericordia di Dio e dall’altra l’imprevedibilità di questo Dio. Uno che non doveva nascere. Giovanni è dono insperato in una condizione umana di impossibilità. Giovanni, ovvero: Dio fa grazia!

Quante le nostre situazioni di impossibilità a livello personale, ecclesiale, sociale! Credo anche per noi ci sia il rischio di non attenderci più nulla dalla vita quando le nostre attese e le nostre previsioni sono state abbondantemente superate da evidenze che non lasciano sperare più nulla. Eppure è proprio in questa storia segnata dal limite della sterilità, prima, e della vecchiaia, poi, che Dio si compiace di rivelarsi. Sin dalle trame più recondite della sua vicenda personale Giovanni fa i conti con il Dio della sorpresa, del non scontato, del non ovvio.

Dio è sempre altro, sempre oltre, mai riducibile a quello che di lui posso aver finora conosciuto.

Lo coglierà di sorpresa il suo Dio, oltre che nel dono del suo concepimento, anche nel grembo di sua madre tanto che Elisabetta esclamerà: a che debbo che la madre del mio Signore venga a me? È lei a parlare ma in realtà sta dando voce a quel bambino che stava sussultando nel grembo perché aveva intuito i passi del suo Signore.

Sorprendente il suo Signore quando lo raggiungerà sulle rive del Giordano e, come ogni altro uomo sulla terra, non ricuserà di mettersi in fila per ricevere il battesimo che egli stava amministrando. Giovanni però voleva impedirglielo, annota Mt 3,13, dicendo: Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?

Lo coglierà di sorpresa quando, a lui che si aspettava un Messia potente, vittorioso, finalmente capace di restaurare le sorti d’Israele, si presenterà un uomo disarmato, senza alcun pretesa se non quella di annunciare ai poveri la lieta notizia.

Lo sorprenderà ancora il suo Signore (che pure era nei pressi) quando non farà nulla per liberarlo dalla prigione in cui l’amore per la verità lo teneva costretto. “Monderà la sua aia” aveva detto “e brucerà la pula con fuoco inestinguibile”. Ma Erode continua a regnare indisturbato, mentre a lui toccano le ombre di una cella di un carcere. E le porte non si aprono. Dov’è il Messia?

Siamo invitati, perciò, a stare a contatto con situazioni che talvolta mostrano a noi il loro versante contraddittorio e, a tratti, persino scandaloso, siamo invitati a non ridurre lo scarto che c’è tra la nostra attesa e l’atteso.

Credo a proposito il Battista dica quanto riportato dal vangelo: in mezzo a voi sta uno che non conoscete. Anche in mezzo a noi, dunque, Dio è ancora all’opera. Ed è all’opera non così come noi ce lo immagineremmo. Il Dio narrato da Gesù prende sempre strade altre. Sono strade, quelle di Dio, che è possibile individuare e riconoscere solo nella misura in cui non abbiamo ceduto al sospetto degli inizi ma come Maria e il Battista abbiamo continuato a restare fedeli perché affidati.

Così speriamo per noi e così sia.

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