Non sei solo – VI Domenica di Pasqua

paraclitoEra l’ultima sera con i suoi. Di lì a poco li avrebbe lasciati. Aveva parlato di doverli precedere per preparare loro un posto in un luogo di cui conoscevano la strada. Evidentemente aveva letto nei loro sguardi delusione e smarrimento. Che ne sarebbe stato di loro? Cosa sarebbe accaduto? Cosa avrebbero potuto fare senza la loro guida, il loro maestro?

Quando il senso dell’abbandono ci tocca in profondità, è facile scegliere la via della fuga: dalle amicizie, dalla vita con gli altri, perfino da se stessi, da quella parte di noi che pure ancora custodirebbe una flebile speranza.

Dopo averli esortati a non turbarsi ma ad avere fede in Dio e anche in lui, ora, con parole di profondo affetto, Gesù rassicura i suoi che la sua scomparsa fisica non coinciderà con una esperienza di abbandono ma con una diversa presenza non meno reale.

Ripensando alle nostre esperienze personali, credo non facciamo fatica a rileggerci nelle parole che l’Innominato de “I Promessi sposi”, rivolge al Cardinal Federigo, quando esclama: “Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov’è questo Dio?”.

“Voi me lo domandate? voi? E chi piú di voi l’ha vicino? Non ve lo sentite in cuore, che v’opprime, che v’agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v’attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di consolazione, d’una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, l’imploriate?”

“Oh, certo! ho qui qualche cosa che m’opprime, che mi rode! Ma Dio! Se c’è questo Dio, se è quello che dicono, cosa volete che faccia di me?”.

Quella sera, non diversa doveva essere la sensazione vissuta dagli apostoli: un Dio lontano e muto e un senso di angoscia che schiaccia. Eppure, stando alle parole del Cardinal Federigo, proprio chi sente Dio lontano ha una buona nuova da donare.

Così, proprio mentre tutto sembrerebbe imboccare la direzione della smentita e dell’abbandono, Gesù introduce la presenza di un altro Consolatore. Non c’è da temere: “non vi lascerò orfani”. C’è un altro che continua l’opera di Gesù assicurando la sua presenza stabile accanto ai discepoli.

Non vi lascerò orfani…

Quale forza hanno queste parole! Penso a tutte le nostre situazioni in cui verrebbe da concludere che siamo stati abbandonati, quando siamo convinti che a nessuno stia a cuore la nostra condizione. È proprio in un frangente simile che risuona la promessa di Gesù: “non sei solo”. Sappiamo quale forza abbia per noi sentire qualcuno accanto in un momento in cui dobbiamo attraversare situazioni che ci sembrano insormontabili. Avere qualcuno accanto, anche se non elimina il problema, infonde la serena fiducia che quella situazione potrà essere affrontata con uno spirito nuovo. Quante volte abbiamo chiesto a qualcuno: “non mi abbandonare!”. Per questo, domenica prossima, celebrando l’Ascensione, sentiremo ripetere: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. A salvarci è qualcuno che ci faccia compagnia, che non ci lasci in balia delle onde. In questa prospettiva, il distacco non è mai fine  a se stesso ma sempre in vista di una nuova accoglienza.

Non vi lascerò orfani…

Gesù è consapevole che appartenere a lui non è qualcosa di scontato, anzi, è sempre passibile di incomprensioni, addirittura di rifiuti e ostilità. È davanti ai nostri occhi la cronaca di tanti cristiani che ancora oggi versano il loro sangue per non venir meno alla loro fede. Compito dello Spirito è quello di essere difesa e sostegno, incoraggiamento e invito a perseverare nella testimonianza della propria fede. Lo Spirito, da una parte tiene viva dentro di noi la memoria di ciò che il Signore ha promesso, dall’altra aiuta a confrontarsi con ciò che si presenta come nuovo nel nostro itinerario. La sua opera di consolazione la esercita donandoci la luce necessaria per comprendere ciò che è opportuno fare e ciò che è necessario evitare. È la sua presenza che strappa all’incertezza, rischiara nei momenti di confusione e rincuora in quelli della paura.

Lo Spirito continua questa stessa opera per noi e lo fa proprio a partire dalla nostra condizione di orfani. Lo Spirito, cioè, conosce la sofferenza di chi sente solo, di chi ha perduto qualsiasi ragione di vita. Forse un giorno sarà lui ad alleggerire le nostre responsabilità dicendo come avvocato: “Ha tanto sbagliato, nella sua vita, ma anche tanto patito nel sentirsi solo”.

Non vi lascerò orfani…

La fede permette di sentire accanto lo stesso Signore: Gesù è sottratto soltanto alla vista di chi non crede. La fede restituisce quello sguardo nuovo che fa sì che persino i momenti più paradossali siano vissuti tenendo lo sguardo fisso su Gesù. Lo Spirito fa sì che il Cristo non vada cercato lontano o rimpianto come presenza perduta, ma va riconosciuto. È una voce che ci chiama come ha chiamato Maria il mattino di Pasqua, è un volto da contemplare e da amare.

Ma come è possibile credere? Amando. Chi ama il Figlio e ne osserva i comandamenti, sperimenta già ora, già qui la comunione con Dio.

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