Segni della fiducia di Dio – Conclusione festeggiamenti Madonna dei Miracoli 2014

26“Benedetto sia Dio che rinnova la vita”. Sono le parole che mi sorgono spontanee questa sera mentre concludiamo i solenni festeggiamenti in onore della Beata Vergine dei Miracoli. Quella che abbiamo vissuto è stata un’ulteriore manifestazione della misericordia di Dio che ci invita  a recuperare la nostra vocazione di popolo prescelto per far conoscere ciò che il Signore ha compiuto in mezzo a noi. Un angolo di terra benedetto, il nostro. Qui si è posato con predilezione lo sguardo del Signore rinnovando la vita. Lo ha fatto nel lontano 1853, continua a farlo anche ora se glielo consentiamo. La vostra risposta corale alle tante iniziative proposte dice non solo una espressione di popolo, come ci veniva ricordato ieri, ma esprime altresì il desiderio di tenere viva una memoria e non soltanto una tradizione: non abbiamo solo una storia da raccontare, abbiamo ancora qualcosa da costruire, ciascuno secondo la propria capacità. È vero: all’acqua della rivelazione di Dio ognuno attinge con la propria tazza. Ognuno in questi giorni ha avuto il suo modo personale di esprimere la fede: chi con la preghiera, chi con il canto, chi con un fiore, chi con le proprie spalle, chi con un segno di croce o un bacio, chi addobbando l’uscio di casa o ripulendo il sentiero che avrebbe percorso la Madre di Dio, chi con la sua offerta, chi col suo silenzio rispettoso.

Mentre mi preparavo alla celebrazione odierna, risuonavano dentro di me le parole che il profeta Isaia aveva rivolto al popolo d’Israele in un momento di depressione e di smarrimento: “Guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo, vostro padre…” (51,1-2). Parafransando Isaia mi viene spontaneo rivolgervi l’invito: “Guardate a Maria, vostra madre…”. Siamo qui, quest’oggi, proprio per guardare a Lei, la cui esistenza è garanzia di una vita riuscita. Siamo qui per modellare la nostra esistenza sulla sua. Guai a distogliere il nostro sguardo da lei: rischieremmo di camminare a tentoni.

Maria è in qualche modo la lettera su cui Dio ha scritto non quello che non siamo e neppure quello che non potremo mai diventare: ella è la lettera su cui è scritto ciò che possiamo essere, se lo vogliamo.

Di che cosa è segno Maria e perché noi la invochiamo proprio mentre ci sentiamo mettere alle strette? Essa è segno di un Dio che non si rassegna mai alla piega che la storia può prendere mentre l’umanità, deliberatamente, sceglie di allontanarsi da lui.

La storia dell’umanità come la storia di ogni uomo sulla terra potrebbe essere letta come la vicenda di un Dio che per amore si consegna all’uomo e di un uomo che spesso gli volta le spalle allontanandosi e nascondendosi a lui. Tuttavia, le viscere di misericordia che fremono nel cuore di Dio non si rassegnano a un simile corso delle cose e per questo Dio usa gesti di tenerezza che attestano quanto il suo amore sia più forte di ogni rifiuto.

Proprio in un momento in cui tutto lasciava pensare che Dio avesse distolto il suo sguardo dall’umanità, la storia assume un nuovo corso i cui benefici hanno raggiunto tutti noi grazie alla disponibilità di una ragazza di Nazaret. Proprio lei infatti, è espressione di un amore sorprendente e sovrabbondante, è garanzia che la storia può avere ancora un futuro; proprio lei è il segno che là dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia (cfr. Rm 5,20) e perciò non c’è simmetria diretta tra delitto e castigo.

Anche la storia di questa comunità è insieme storia di privazione e di dono, di bisogno e di risposta tanto provvida quanto insperata. Mancava l’acqua da tempo e Dio vi provvide attraverso l’intercessione della Madre sua. Un popolo faticava a trovare la direzione verso cui incamminarsi ed ecco il dono della stella alla destra del Bambino; l’amore di un tempo si era affievolito ed ecco il dono della fiamma viva sul petto della nostra Madonna.

Maria ci ricorda che nulla può far desistere Dio dal suo progetto originario sull’umanità, neppure la risposta negativa da parte dell’uomo al suo amore gratuito. La più grande smentita non diventa mai motivo perché venga meno la sua fiducia nell’uomo e nella sua capacità di compiere il bene.

E, tuttavia, Maria ci ricorda ancora che, se è vero che Dio è disposto a prendere su di sé tutto il male dell’uomo, è altrettanto vero che egli non può rispondere al posto dell’uomo.

Ma dove e come è possibile rispondere a questo Dio? Solo in un clima rarefatto come quello di un tempio e in un momento di preghiera? Solo in una circostanza straordinaria com’è la festa che stiamo celebrando? La vicenda di Maria ci ricorda, invece, che Dio entra nella realtà concreta di un progetto matrimoniale, vale a dire di un amore umano, e lo trasforma in esperienza di rivelazione. Dio entra in una casa che sa di cucina e di fatica e la fa diventare spazio in cui egli si manifesta come colui che sceglie di abitare l’umano facendolo suo. Tutta la storia è il luogo della presenza di Dio e ogni circostanza è il momento in cui dargli una risposta. Non ci è chiesto di mandare all’aria i nostri progetti ma di realizzarli alla luce dell’iniziativa di Dio.

La vicenda di Maria è lì a ricordarci che quando si ritroverà da sola a vivere qualcosa che non aveva messo in conto, questo non verrà affrontato anzitutto grazie a chissà quale nuova illuminante conoscenza ma grazie ad una rinnovata e maggiore fedeltà a Dio. Anche lei avrà bisogno di tempo per comprendere ciò che stava vivendo, anche lei ha avuto bisogno di mutare il modo di leggere le situazioni e intravederne le conseguenze.

C’è un particolare che vorrei sottolineare e che credo talvolta ci sfugga. Quando pronuncia la sua adesione a ciò che l’angelo le annuncia, Maria non dice: “Eccomi, avvenga quello che hai detto”, ma “Eccomi, avvenga di me quello che hai detto”. Non lascia che le cose accadano magicamente, ma accetta di mettersi in gioco facendo sì che nessun aspetto della sua vita sia sottratto all’azione misteriosa e feconda della grazia di Dio.

Così speriamo per noi e così sia.

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