Le 6 anfore da riempire – Solennità Beata Vergine dei Miracoli, patrona di Tramutola – 17 maggio 2014

2La nostra festa patronale ritorna ogni anno a mettere a fuoco due aspetti: da una parte il bisogno dell’uomo, dall’altra l’intercessione provvidente di Maria. Proprio come alle nozze di Cana di cui ci ha narrato la pagina evangelica.

Attenzione alla difficoltà: ecco lo stile di Maria. Maria si accorge del difficile momento che sta per attraversare la festa di nozze alla quale era stata invitata. Intuisce che la differenza potrebbe farla solo un intervento del Figlio così da ridare serenità e gioia. In quella circostanza era venuto a mancare il vino, come nella nostra comunità venne a mancare l’acqua e tutto era irrimediabilmente compromesso.

Anche le nostre anfore sono vuote. Cosa ci manca? E cosa facciamo perché esse possano essere nuovamente colmate? A chi ci rivolgiamo?

“Non hanno più vino”, è quanto la Madre continua a ripetere anche oggi al Figlio Gesù. Il vino è simbolo di felicità, di entusiasmo, di creatività, di passione. C’è sempre qualcosa che minaccia le nostre esistenze e noi ci ritroviamo soltanto con anfore vuote. Ci manca sempre qualcosa quando stanchezza e ripetizione hanno il sopravvento: i dubbi fanno capolino, gli amore sono senza gioia e le case senza festa. Ci ritroviamo all’asciutto, talvolta senza neppure accorgercene, come accade alla festa di nozze riportata dal Vangelo.

Le anfore sono figura delle nostre rigidità, delle nostre durezze, della nostra incompiutezza. Ciascuno ha le sue anfore, ha aspetti di limite da colmare senza paura. Anzi. Nella consapevolezza che più sono grosse, più abbondante sarà la risorsa di bene di cui il Signore potrà servirsi. Vorrei insieme a voi provare a dare un nome alle nostre 6 anfore vuote. Rappresentano la settimana del nostro lavoro che spesso ci svuota e tutta la nostra umanità che spesso fatica a trovare un senso.

Una prima anfora vuota è quella della tristezza e dello scoraggiamento che attraversa ogni ambito. Sembra che non abbiamo motivi per gioire, motivi per sperare. Questa anfora va colmata non con la gioia che viene dal far finta di nulla ma da quella che deriva dalla consapevolezza che il Signore è presente ed opera ancora in mezzo a noi. “Non abbiate paura”, continua a ripetere a noi il Signore. Forse anche noi meritiamo il rimprovero fatto da Gesù agli apostoli: “Perché temete, uomini di poca fede?”. Forse è necessario recuperare la dimensione della festa chiamando per nome i tanti motivi per cui possiamo ancora gioire: la vita, un tetto, un pezzo di pane. Se a questo aggiungiamo il dono dell’Eucaristia, la forza che viene dalla Parola di Dio, non abbiamo motivi per sperare?

Una seconda anfora da riempire è quella dell’egoismo e della paura del domani che ci hanno fatto perdere il senso del dono. Presi come siamo da una sorta di istinto di sopravvivenza, la vita è intesa come un accaparrare per sé nell’incapacità di accorgerci di chi ha più bisogno di noi. Eppure, proprio l’Eucaristia che stiamo celebrando ci ricorda che senza dono non c’è vita, non c’è futuro, per nessuno. L’Eucaristia ci chiama a uscire dalla logica del calcolo. È vero: la vita costa. Ma che cos’hai di tuo che non hai ricevuto?

Una terza anfora da riempire è rappresentata da un certo imprigionamento in un labirinto distruttivo in cui non si intravedono vie d’uscita. Siamo a corto di speranza. È proprio qui che abbiamo bisogno di imparare da Maria la quale, nel suo “Magnificat”, fa memoria delle opere compiute da Dio. Non tutto si esaurisce nel qui e ora della nostra storia: abbiamo bisogno di ricordare che la nostra meta è altrove, è la comunione con Dio, per sempre.

Una quarta anfora vuota da riempire è quella della bruttezza, quella di chi tutto giustifica e tutto mistifica. Purtroppo non mancano cosmetici: compiamo gesti di amicizia senza amicizia, gesti di amore senza amore. C’è una bellezza da recuperare ma perché questo accada abbiamo bisogno di andare a scuola di bellezza. Senza il bello tutto è appiattito, tutto è omologato. E la bellezza non si acquista in un centro benessere: la si assapora nella misura in cui ci si lascia plasmare dal Vangelo.

Una quinta anfora è il disimpegno e quell’atteggiamento di delega che talvolta attraversa un po’ tutti. Il discepolo non può non avere a cuore ciò e chi gli sono affidati.

Una sesta anfora è l’incapacità di riconoscere il bene. E così può accadere di trascorrere un’intera esistenza nell’aspettativa di chissà cosa senza accorgersi che tante volte Dio ci ha visitato ma i nostri occhi erano impediti.

Il punto di svolta è rappresentato da Maria la quale suggerisce la soluzione. A salvarci, infatti in simili frangenti non è né la rimozione né l’accusa, ma la strada da lei indicata: “Qualunque cosa vi dica, fatela!”. Occorre più vangelo! Fate in modo che il Vangelo diventi gesto e  corpo.

Così speriamo e così sia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.