Di chi fidarmi? – Omelia I Comunione (IV Domenica di Pasqua)

fidarsiQuest’anno, la Prima Comunione dei nostri ragazzi cade in una domenica in cui la liturgia ci invita a guardare il Signore Gesù come l’unico in grado di assicurarci la vita vera, quella piena, abbondante.

Nel cammino della nostra vita, tante cose attirano la nostra attenzione e tante orientano le nostre scelte. Una cosa vale l’altra? Un percorso vale l’altro? Una persona vale l’altra?

Da chi mi lascio guidare? Chi voglio seguire? Di chi posso fidarmi?

Talvolta, a condizionarmi può essere ciò che vedo (non è forse vero che scegliamo ciò che vogliamo vedere? Non facciamo forse lo zapping davanti alla tv e nella vita?), ciò che ascolto (non è forse vero che disponiamo di un udito selettivo?), ciò che leggo (scegliamo, ad esempio, un quotidiano invece di un altro, un autore invece di un altro); altre volte, a orientare le mie scelte può essere la ricerca di un mio interesse o di un mio vantaggio; altre volte ancora, le nostre decisioni sono prese sull’onda di quello che mi risulta più spontaneo e più immediato; talvolta, invece, i nostri percorsi sono orientati da principi che ci sono stati inculcati in famiglia, a scuola, in parrocchia. Di certo noi scegliamo e lo facciamo sempre sulla scorta di un criterio di orientamento, non senza dei punti di riferimento.

Per questo, oggi, il Signore Gesù chiede a tutti noi di verificare quali sono questi criteri per vedere se sono in grado di assicurare vita o, se non addirittura, di mortificarla pur presentandosi come promettenti riuscita e sicurezza.

Egli dice di essere il pastore vero, quello buono. Che cosa fa il pastore? È uno che sta sempre con le pecore che gli sono affidate. Sta con loro sia di giorno che di notte: addirittura l’odore delle pecore arriva ad essere persino l’odore del pastore. Potremmo dire che sono un tutt’uno. Ci pensiamo? Gesù ha scelto di legare a tal punto la sua vita alla mia da portarsi addosso il mio odore! Il suo rapporto con noi non è mai una sorta di “toccata e fuga”: non mi abbandona mai, neppure quando io dovessi smarrirmi o decidere di seguire un altro sentiero, come talvolta può accadere.

Inoltre, il pastore conosce le pecore una ad una; esse vengono chiamate per nome quando devono essere condotte al pascolo. Chi di noi non patisce il dramma dell’anonimato? Il mio nome come il mio volto sono unici: davanti a Dio io non sono mai un numero. È stato bello, poco fa, sentirvi chiamare per nome dalla voce delle catechiste. In quel mentre, era come se tutta al storia venisse ricapitolata in un attimo e ritenuta degna di quel Dio che cerca casa e oggi domanda l’ospitalità del vostro cuore. Dio, mi conosce fino in fondo al punto che posso aprirmi a lui senza vergogna e senza temere di essere rimandato via. La sua è una accoglienza incondizionata: per questo possiamo ricorre a lui in ogni istante.

Non solo: le pecore riconoscono la voce del pastore proprio per il timbro particolare con cui egli si rivolge a ciascuna di loro. Nessuno di noi è omologabile ad un altro.

Ha talmente tanto rispetto per me che egli sceglie di entrare nella mia vita per la porta, cioè rispettando la mia libertà e le mie scelte. Egli bussa ed entra solo se sono io ad aprirgli. Non entra mai con la violenza del brigante ma sempre con lo stile umile di chi si mette al servizio della tua esistenza.

Il rapporto che c’è tra pastore e pecore non conosce sotterfugi: è fatto di un legame forte e vero e restituisce sicurezza.

È attraverso il pastore che le pecore possono accedere a ciò di cui hanno bisogno: per questo egli è la porta delle pecore. È una immagine molto forte quella della porta. La porta può essere utile o dannosa a seconda se è chiusa o aperta. Essa rappresenta la via di uscita di fronte ad un muro che può risultare impenetrabile: è ciò che facilita il passaggio da una parte all’altra. Essa è ciò che facilita la comunicazione e favorisce l’incontro con Dio, anzitutto, e poi tra di noi. Abbiamo bisogno di attraversare questa porta se vogliamo avere accesso alla rivelazione del vero volto di Dio. Quando questo non accade, il rischio è quello di crearci un Dio a nostra immagine e somiglianza, proprio come era accaduto a scribi e farisei che non riescono a comprendere la portata delle immagini usate da Gesù.

Di chi fidarmi, allora? No, non è vero che un percorso vale l’altro.

Posso fidarmi solo di uno che come il pastore del vangelo, cammina davanti, cioè non mi manda allo sbaraglio. È lui per primo a fare da apripista, a esplorare nuovi sentieri e nuovi pascoli al punto da affrontare persino la sofferenza e la morte se dovesse essere necessario. Con lui non temo alcun male.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.