Una diversa lettura della storia – Omelia Esequie Antonio Gargano

Emmaus4Quattro mesi fa, avevo incontrato Totonno in ospedale. Io ero lì per una visita di controllo e lui era stato appena ricoverato. Avevamo scambiato qualche battuta con tono scherzoso ma nulla lasciava presagire il Calvario che di lì a poco egli avrebbe dovuto attraversare. Una lenta agonia, una vera e propria lotta tra la vita e la morte.

A voler rileggere la nostra vita, è come se facessimo l’esperienza di una presenza di Dio intermittente, legata, solo ad alcuni istanti ed episodi. Se dovessimo narrare dove e come abbiamo sperimentato la presenza di Dio nella nostra vita, credo faremmo spontaneamente riferimento a quei due o tre fatti in cui le cose sono andate per il verso giusto, in cui abbiamo ricevuto una certa grazia o in cui magari siamo stati preservati o guariti da qualche male. Come se Dio fosse presente solo in quelle circostanze in cui ha in qualche modo confermato l’immagine che noi avevamo di lui, come se Dio si lasciasse trovare solo laddove noi gli abbiamo fissato l’appuntamento.

Ci è molto più difficile leggere questa presenza di Dio in un quotidiano che non sempre gratifica le nostre attese, in una ferialità in cui sembra che Dio dica di no ai nostri desideri e progetti. Ebbene, quando noi racchiudiamo l’esperienza di Dio entro i nostri schemi interpretativi, la fede diventa idolatria e noi rischiamo di adorare un dio fatto a nostra immagine e somiglianza che ha la bocca ma non parla, le orecchie ma non sente perché ci siamo già noi che gli facciamo dire e udire le cose che vogliamo noi.

Mi pare che il ritrovarci qui in ascolto della Parola di Dio debba poter far nascere in noi un atteggiamento abituale che ci porti in ogni occasione a chiederci: “Dov’è Dio in questo momento? Cosa mi sta dicendo attraverso questo fatto il Signore? Quale parola o messaggio sono nascosti in un evento drammatico come la perdita di una persona cara? È possibile dare un significato credente anche a quello che sto vivendo?”.

La Parola che abbiamo ascoltato ci parla di un prima e di un poi. Il prima è segnato dal desiderio di fuga di quei discepoli: da Gerusalemme a Emmaus, da un atteggiamento di speranza ad uno stato di delusione: “Noi speravamo…”. Gerusalemme ricorda una promessa tradita. Avevano investito tanto, tutto in quel “profeta potente in opere e parole”. E invece? Nulla da fare.

“Conversavano di tutto quello che era accaduto”, proprio come noi quando assistiamo allo spegnersi di un nostro caro ogni giorno di più.

“Mentre discorrevano e discutevano insieme…”: i due discepoli gettano l’uno addosso all’altro parole incapaci di scoprire il senso degli avvenimenti. Parole che rimbalzano e che non sono in grado di andare in profondità. Sono le nostre parole di fronte ad eventi che traducono tutta la nostra impotenza. Eppure è proprio qui, in questo gettarci addosso parole prive di senso che ci incontra il Signore Gesù.

Spiegò loro in tutte le Scritture

Cosa vuol dire per noi questo? Vuol dire che non esiste alcuna ricetta miracolistica, nessuna bacchetta magica che trasformi di colpo la situazione, non esiste alcuna soluzione definitiva per i nostri problemi, nessuna certezza prefabbricata. Da parte del Signore ci viene semplicemente l’invito a leggere prima ancora che a capire, l’invito a credere.

Ciò che Gesù, la sua risurrezione, il nostro rapporto con lui ci restituisce è il senso degli avvenimenti, inquadrarli sotto un’altra luce, valutarli sotto altri criteri.

Le cose sgradevoli restano tali come prima, ma lui ci insegna a vederle e interpretarle in modo nuovo, in un’ottica diversa rispetto a quello cui siamo abituati.

Le nostre parole se non sono illuminate dalla Parola di Dio, sono solo cronaca. È la Parola che ci permette di leggere i nostri eventi a partire da un’altra prospettiva. Getta luce, la luce della domenica di risurrezione sul nostro venerdì santo. Ci rivela un Dio che non si sottrae alla morte, ma la assume facendola sua, lui stesso. “Anche fra le tenebre di un abisso oscuro, io non temo alcun male perché tu sei con me”. La tenebra resta tenebra, ma tenebra attraversata dalla luce della sua presenza. È la sua presenza che ci aiuta a non fuggire dalle situazioni difficili della vita. Queste restano tali, ma cambia il modo di starvi, perché quella presenza ha il potere di cambiare il nostro cuore.

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