Gli sguardi di Maria – Omelia in occasione della salita al Monte dell’Effigie della Madonna di Viggiano – 4 maggio 2014

Madonna di ViggianoStamattina, quanti siamo qui, abbiamo voluto anticipare l’aurora. Perché abbiamo affrontato la fatica del viaggio e ci siamo affrettati a raggiungere questo singolare luogo di grazia tanto caro alle genti lucane? Cosa c’è dietro la nostra decisione di non perdere questo appuntamento annuale di incontro con la Madre di Dio? Mi piace leggere in questo nostro essere qui un po’ dell’atteggiamento del profeta Eliseo il quale, venuto a conoscenza che il profeta Elia lo avrebbe lasciato di lì a poco, si affretta a chiedere il suo stesso spirito così da non restare orfano della luce della sua presenza. Maria si appresta a lasciare questo luogo per raggiungere quello più alto del Sacro Monte e noi siamo qui a strapparle un‘ultima grazia.

Un vescovo vissuto nel IV sec., Epifanio di Salamina, usa un’immagine bellissima per parlare di Maria e di ciò che Lei ha significato per il Figlio stesso di Dio. Epifanio dice che assumendo la condizione umana, il Figlio di Dio è andato a bottega – proprio come accadeva un tempo nei nostri paesi – “nell’officina di Maria”. Lì, a quella scuola, la sua umanità si è lasciata plasmare ogni giorno di più dall’azione dello Spirito Santo.

Stamattina, siamo venuti anche noi a bottega nell’officina di Maria per apprendere il suo modo di guardare le cose. Come vorrei che tornassimo a casa custodendo la grazia dello sguardo rinnovato!

San Giovanni Paolo II, in RVM 10, parla di 5 sguardi di Maria:

–          il primo è lo sguardo interrogativo. Anche Maria ha dovuto interrogare: all’annuncio dell’angelo, quando chiede in che modo potrà realizzarsi quello che le è stato appena richiesto; poi quando smarrisce il figlio Gesù nel tempio: “Figlio, perché ci hai fatto questo?”. Anche Maria conosce la nostra stessa fatica nel conoscere e comprendere ciò che Dio le chiede. Di fronte alla difficoltà, Maria non si blocca: medita, cerca soluzioni, torna sui suoi passi perché non può perdere Gesù. E quando lo trova, Lei la madre, si fa discepola del Figlio: c’è un’altra via da intraprendere e non è quella che da Gerusalemme porta a Nazaret. È la via che porta ad occuparsi delle cose del Padre;

–          il secondo è lo sguardo penetrante. È lo sguardo di chi sa stare a contatto con il reale fino a coglierne la domanda inespressa. “Non hanno più vino”. Il suo è lo sguardo di chi guarda lontano e perciò anticipa i tempi. È grazie al suo sguardo che Gesù può intervenire facendo in modo che l’umanità conosca la grazia della consolazione. Anche nella vita di ognuno di noi c’è una “Cana di Galilea”, ovvero un’esperienza in cui siamo chiamati a rompere gli indugi e introdurre la presenza di Gesù di cui dobbiamo imparare a fidarci facendo quello che ha da dirci; lo sguardo penetrante di Maria ci insegna che ci sono situazioni a cui non si può far fronte solo con gli espedienti umani, con i mezzi a nostra disposizione: occorre altro, occorre fidarci di Dio;

–          il terzo è lo sguardo addolorato, lo sguardo di chi lascia che tutto accada riconoscendo che proprio ciò che a noi pare essere il massimo dell’infamia, dalla parte di Dio è il massimo della gloria. Maria ci insegna a prendere parte al dolore del mondo “aut effectu, aut affectu”, o effettivamente o affettivamente. Se a noi non è chiesta la testimonianza della vita, di certo è chiesta quella del cuore; proprio il suo sguardo addolorato ci ricorda che non c’è dolore umano che non sia al sicuro nel cuore di Dio;

–          il quarto è lo sguardo radioso, lo sguardo di chi sa che la croce non è mai l’ultima parola sulla storia dell’uomo. È lo sguardo di chi sa che la parola del Signore sempre si compie e perciò “nessuno ci potrà togliere la nostra gioia”. Il suo è lo sguardo di chi non perde mai la consapevolezza di essere fatti per altro;

–          l’ultimo è lo sguardo ardente, lo sguardo di chi si lascia colmare e trasformare dallo Spirito Santo, incessantemente. Chi è ricolmo dello Spirito non vive una vita vuota, insipida o banale. È lo sguardo di chi si appassiona per ogni cosa sapendo che le cose di Dio sono le cose vere dell’uomo.

Non ci resta che fare nostra la preghiera che Sant’Alfonso rivolge a Maria: “Rivolgi a noi gli sguardi, nostra Avvocata sei; noi siamo indegni e rei, ma siam tuoi figli ancor”.

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