Eccomi – Omelia esequie Francesco Ciorciari

eccomi2Se n’è andato nel cuore della notte, in punta di piedi, alla veneranda età di 93 anni, vissuti con spirito sereno e con animo affabile  e gentile. Era così Ciccillo. Persona positiva, solare, luminosa, di incontro. Pur amando la compagnia degli amici per una partita a carte, sempre capace di non scadere di tono. Ci siamo incontrati solo pochi giorni fa in occasione della benedizione delle famiglie e, pur avendo un problema alle gambe che quasi lo immobilizzava, ha voluto a tutti i costi mettersi in piedi per poter partecipare alla preghiera e ricevere la benedizione, quasi una sorta di commiato per lui assiduo frequentatore della messa domenicale delle 11 durante alla quale partecipava guadagnando sempre l’ultimo posto all’ultimo banco. Lo ricordo ancora quando lentamente si accostava a ricevere l’Eucaristia aggiungendo sempre un sorriso di orgoglio verso di me e un saluto con la mano destra.

I miei ricordi di Ciccillo risalgono a circa quarant’anni fa. Durante le estati della scuola media andavo con lui a vendere le scarpe nei paesi della valle in una 850 familiare in cui si faceva fatica a trovare un posto tanto era carica. Viaggi che iniziavano talvolta le 3.30 del mattino e duravano una vita dal momento che procedeva lentamente e perciò lunghi racconti nel tragitto. Mi sembra ancora di sentirlo fischiettare al mattino quando arrivava sotto casa a prendermi onde evitare che mia madre mi accompagnasse a quell’ora.

Era fiero di sapermi suo parroco dopo avermi conosciuto ragazzo attorno a lui. Quando capitava di incrociarci, sua preoccupazione era rassicurarmi sempre: “Vedi che io sto in mezzo alla gente, mi diceva. Non parlo, ma ascolto. E sono tutti contenti di te”.

Lo salutiamo nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell’Annunciazione a Maria. È il giorno in cui Maria dice “Eccomi” a ciò che Dio le ha consegnato attraverso l’Arcangelo Gabriele. E penso a Ciccillo che con prontezza ha ripetuto il suo “Eccomi”, magari mettendosi in piedi proprio come aveva fatto qualche giorno fa. Che cos’è la nostra vita se non un continuo ripetere “Eccomi” a un Dio che attraverso incontri, situazioni, esperienze, vicende varie chiede a noi di tessere la trama di una storia che possa essere motivo di speranza per tanti? Se solo riuscissimo talvolta a contemplare la storia dalla prospettiva di Dio quante contraddizioni vedremmo ricomporsi e quante pagine che a noi sembrano assurde, collocate come tessere di un mosaico di cui anche noi siamo stati abili protagonisti!

Cosa celebriamo quest’oggi nel mistero dell’Annunciazione?

Eravamo stati tutti concepiti come capaci di un amore che facesse di noi trasparenza del Signore e capaci di misurarci con i suoi passi quando – stando all’antico racconto – egli scendeva a passeggiare per conversare con l’uomo. Aveva sognato in grande Dio. Ma quel sogno era stato resto presto infranto e i suoi passi addirittura temuti. E fraintendimento. E smarrimento. E reciproche accuse. E rottura dell’armonia tra l’uomo e il creato. E fiducia tradita.

Siamo andati lontano, molto lontano da come Dio ci aveva concepiti.  Ma Dio non si rassegna: ed eccolo a consegnare il sogno ancora a una ragazza. Bussa ad una soglia che in realtà trova già aperta, disponibile a concepire l’inconcepibile. Finalmente qualcuno non teme i passi di Dio e con fiducia tiene aperta la porta della sua casa alla visita di un Dio che finalmente può riconsegnare l’originario concepimento del mondo perché altri possano riprendere a incamminarsi verso il progetto dell’in principio.

Dove sei? Ricorda l’antico dialogo.  Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola, ricorda il nuovo dialogo.

Certo. Le nostre parole si scoprono inadeguate quando tentano di dire quello che Dio sente, concepisce, progetta per quest’uomo che sono io sempre pronto a mettere il dubbio circa le reali intenzioni di Dio.

Il nostro sguardo si perde pensando a una eternità nella quale da una parte Dio esercita premura e cura e dall’altra un uomo si scopre incapace di vivere affidato, pronto a dubitare della bontà del suo Creatore. Un Dio che mette a disposizione tutto di sé e un uomo che finisce per leggerlo come concorrente geloso. Ma anche quando è evidente il diffidare, Dio non cessa di stupire rivestendo quel medesimo uomo di compassione.

Dio prepara grembi di accoglienza e zone incontaminate in cui, con più disponibilità, il seme della sua parola possa trovare ospitalità e cura. Dio cerca persone capaci di aprire con lui un credito di fiducia tanto da concepire l’inconcepibile: abitare nella storia assumendo questa mia condizione di fragilità. Dio cerca uomini e donne attratti dalla bellezza di una vita dispiegata nel segno della fiducia. Uomini e donne immacolati nell’amore: che cos’è l’amore se non un dare fiducia? Proprio come Dio.

La vicenda di Maria, pur nella sorpresa per la proposta che le viene recata, attesta che l’uomo può essere all’altezza di Dio.

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