Da brocca vuota a fontana per altri – Prepararsi alla domenica (III di Quaresima)

samaritana koderIl nostro itinerario verso la Pasqua (come il nostro itinerario della vita), oggi conosce una sosta attorno ad un luogo fortemente simbolico: un pozzo. Già. Perché il nostro camminare, infatti, conosce anch’esso la stessa arsura, la stessa sete di cui ci parla il vangelo nel porci dinanzi l’arsura di una donna ferita, ferita nell’amore. Una donna che sente che nessuno potrà mai amarla veramente fino in fondo.

La donna samaritana è figura di tutti noi delusi dopo tante esperienze e tante promesse. È figura di una esistenza appesantita dalla noia, dalla banalità di un quotidiano di cui non si riesce a cogliere alcuno spessore: quella donna è desiderosa solo di evadere, di non essere più sfruttata. Come la donna, anche la nostra vita forse, non aspetta più niente o nessuno, vuole eludere ogni discorso serio. Eppure, proprio come lei, veniamo incalzati ad andare oltre da Gesù.

Come la donna, però, anche noi siamo chiamati a porci in ascolto della nostra sete, del nostro bisogno di vita, di senso, di amore, di felicità. Non ci mancano certo le distrazioni e le alienazioni, ma questa sete rimane, anzi sembra quasi accentuarsi dopo il ricorso a qualsiasi palliativo inadeguato. È importante riconoscere e accettare la sete del cuore. Riconoscerla, anzitutto: e cioè sentirla, ascoltarla, accoglierla. C’è la tendenza a volerla subito soffocare, vincere, eliminare.

La donna aveva conosciuto il corteggiamento nella sua vita, ma aveva conosciuto anche l’inaridimento – cinque matrimoni falliti alle spalle. Storia di una brocca vuota la sua.

Ma quel giorno al pozzo nell’ora più calda accade qualcosa di insperato.

Incontra un uomo alle prese anch’egli con l’arsura e la stanchezza: stanco del viaggio. Quale viaggio? Il viaggio che sta compiendo verso la casa dell’uomo, verso il cuore dell’uomo. Un viaggio che comporta fatica perché il cuore dell’uomo non può essere forzato, non gli si può usare violenza. Durante questo viaggio Gesù, a dispetto di tutte le convenzioni, osa rivolgersi ad una donna, una donna eretica, una donna dalla reputazione malfamata. E in questo viaggio e durante questa fatica, Gesù si fa mendicante, mendicante di qualcosa di cui noi disponiamo. Si fa mendicante di quella parte di noi che dice ancora la possibilità di una novità di vita. E paradossalmente è la stessa con cui facciamo fatica a stare a contatto: la ferita diventa feritoia.

Gesù diventa in questo brano immagine di un Dio trasgressivo: egli, giudeo, si trova nella terra dei samaritani; egli, uomo, si attarda a parlare con una donna sconosciuta; egli, il santo, alle prese con una donna moralmente discutibile. Gesù, l’immagine di un Dio la cui passione più grande è quella di abbattere le barriere: Se tu conoscessi la sete che Dio ha di te…

Dammi da bere. Che cosa vuole questo Dio che rovescia le parti tanto da essere lui a chiedere? Che cosa sogna questo Dio presso il pozzo dove ci porta la sete dei nostri desideri sempre inappagati? Sogna dei veri adoratori che cerchino Dio non come presenza lontana da raggiungere in luoghi prestabiliti, ma come presenza intima, profonda, gioiosa, vivificante. Il Padre non ha bisogno di luoghi a lui dedicati, ma di figli che gli assomiglino nell’amore.

Gesù non aggredisce la donna dai cinque mariti e convivente con un sesto uomo. Non c’è nessuna denuncia moralistica per i suoi amanti, la incontra senza farla arrossire. Non dice: quest’acqua non è buona, gli amori umani sono cattivi. Non dice neppure: quest’acqua non ti dà sollievo alcuno. Dice solo: se bevi di quest’acqua avrai ancora sete. Le fa comprendere che la distanza fra la nostra sete profonda e l’acqua dei pozzi umani è incolmabile. Gesù non disprezza e non nega le brevi gioie del nostro cammino, solo afferma la loro insufficienza. Non ci viene chiesto di fare il vuoto dentro attorno a noi per fare spazio a Dio. La novità di vita è possibile non rafforzando divieti e condanne ma camminando insieme da una piccola sete verso la grande sete, da una piccola brocca abbandonata verso la sorgente stessa.

È l’incontro che cambia la vita, non la legge. L’incontro con uno che ti parla come nessun uomo ha fatto prima d’ora, l’incontro con un uomo che finalmente ha parlato al suo cuore, un uomo che non l’ha usata. Nessuno prima d’ora le aveva parlato così. Aveva conosciuto tanti uomini ma nessuno l’aveva amata.

E la sete finisce non quando hai bevuto a sazietà ma quando tu diventi fontana per altri.

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