L’uomo dell’oltre – San Giuseppe

DIGITAL CAMERAChe senso ha per noi riascoltare una pagina come questa? È soltanto la cronaca di un evento avvenuto duemila anni fa o non è piuttosto una chiave di lettura perché possiamo aprirci a una diversa comprensione delle cose? Un testo, dunque, che va oltre i fatti che narra.
Qual è il motivo perché noi riascoltiamo pagine come quella odierna e riannodiamo contatti con figure che in quella circostanza hanno avuto a che fare con un evento che li sorpassava di gran lunga?
E il motivo lo trovo nel fatto che continuamente siamo chiamati, ciascuno per la sua parte, a contribuire a quella perenne generazione del Figlio di Dio che si attua nella nostra vita nei modi e nei tempi in cui Dio stesso sceglie di entrare nella nostra storia.
È così che ho voluto accostare Giuseppe, uomo chiamato ad assumere e attraversare un’esperienza di buio suo malgrado. Giuseppe è figura di un probabile percorso che più volte nella vita ci è chiesto di intraprendere.
Si trova catapultato, Giuseppe, in una vicenda che destabilizza in radice quello che da tempo egli andava accarezzando: poter condividere un’esperienza di coppia con una ragazza che amava oltremodo, come emerge dal tratto di rispetto che avrebbe voluto usare nei suoi confronti pur di non esporla al pubblico ludibrio. Emerge subito, dall’atteggiamento di Giuseppe, che anche l’evento più sconvolgente che ci capiti addosso può essere vissuto dispiegando tratti di umanità. Giuseppe non viene meno al suo essere umano anche in una situazione di cui egli non ha responsabilità alcuna. E così Maria, la sua ragazza, non è letta anzitutto a partire da una legge che la classificherebbe adultera, peccatrice ma è ancora letta a partire da un cuore che pur di non prevaricare sull’altra accetta di farsi da parte. L’avrà respirato qui Gesù quel clima che poi lo porterà ad addossarsi lui l’eventualità che qualcuno debba pagare: non mettere a repentaglio la vita dell’altro per la salvezza della propria. Ecco in cosa consiste l’amore. “È nel gesto che assume su di sé la violenza che pure si scatena nelle relazioni che sussiste la possibilità di un riscatto. Nel gesto che la fa esplodere al proprio interno per evitare che l’altro rimanga ferito”. Questo rivela fino in fondo cos’è amore e quando si può dire amore. Questo è il gesto che rivela fino in fondo chi è Dio. Deve proprio averlo respirato lì, Gesù, questo diverso modo di stare nelle relazioni, lo ha respirato nella relazione tra suo padre e sua madre.
Non temere di prendere con te Maria…
C’è poi un altro elemento che la vicenda di Giuseppe viene a restituirci: il disegno di Dio si dipana e si manifesta a partire da una situazione contraddittoria, di scandalo addirittura. Lo scandalo, in questo caso, diventa addirittura materiale prezioso perché Dio manifesti qualcosa di sé, attraverso lo scandalo Dio manifesta nientemeno che se stesso. Penso qui a tutte le situazioni che immediatamente sfuggono alla nostra presa (com-prendere), che ci risultano di ostacolo (appunto) e che, invece, sono interpellanza ad entrare in un atteggiamento di obbedienza perché il nuovo, l’inedito possa avere diritto di cittadinanza. Giuseppe assume addirittura lo scandalo non rifiutando, non condannando ma accogliendo e prendendo con sé.
Maria rappresenta per Giuseppe tutto ciò che eccede ogni possibile modo di pensare le cose. E così, per la fede obbediente di Giuseppe, Gesù può entrare a pieno titolo in una discendenza dalla quale, altrimenti, sarebbe tagliato fuori. Come a dire: c’è un altro modo di stare nella vita, altri legami, altri vincoli che superano persino quelli della carne e del sangue. L’appartenenza ad una esperienza di fede non accade perché siamo nati in una determinata comunità cristiana ma perché liberamente scegliamo di appartenervi.
Chiamati a far sì che le contraddizioni della storia divengano luogo di rivelazione: questo è l’invito che ci viene rivolto dal dramma dell’uomo Giuseppe.
Giuseppe è figura di chi sa stare a contatto con la propria storia, la ascolta, si lascia interrogare e mettere in discussione proprio in quello che più era corrispondente addirittura al suo credo religioso: Maria e quello che porta con sé sono oltre la legge. Era una legge vincolante quella che lo obbligava a ripudiare la sua ragazza. Eppure, proprio in quella vicenda scorge un modo di venire di Dio che è sorprendente: Dio passa addirittura attraverso un’esperienza di impurità alla quale Giuseppe accetta di sottoporsi. Davvero imprevedibili i passi di Dio! C’è un passato che Giuseppe accetta di sacrificare per intraprendere un altro cammino e così non si colloca contro la legge ma oltre la legge. Anche questo Gesù deve averlo appreso in casa: l’invito a quella giustizia superiore che rivolgerà ai discepoli lo aveva respirato proprio in questo atteggiamento di suo padre: oltre la legge. È attraverso un angelo che gli parla nel sogno – vale a dire attraverso la disponibilità ad ascoltare il proprio sé, il proprio profondo e non fermarsi alle ragioni dell’io – che Giuseppe accetta di sovvertire completamente le indicazioni comportamentali di una legge per accogliere le sollecitazioni inedite della vita.
Non accontentarsi di ciò che appare perché questo porta inevitabilmente a giudicare e a condannare, finendo per semplificare in modo indebito proprio la complessità dell’esistenza.
Comprendiamo così perché questo brano non ci è affatto estraneo: dentro di noi accogliere la vita anche quando quest’accoglienza va oltre i nostri canoni

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