Il calendario di Dio – Omelia III Domenica del Tempo Ordinario

pescatori di uominiDoveva essere molto feriale quel giorno, uno dei tanti che si susseguono nel ritmo monotono delle nostre cose abituali che ripetiamo quasi meccanicamente e in modo stanco. Non così nel calendario di Dio per il quale proprio la scansione ripetitiva delle nostre occupazioni diventa occasione perché egli si manifesti. Accadde quel giorno in riva al lago, accade oggi qui dove ciascuno di noi si trova.

Dio è sempre l’Inaspettato e il Sorprendente, non già il risultato di un nostro movimento di ricerca sulla scorta di nozioni religiose. Proprio in questi giorni ricordavo che ‘la serietà di Dio spesso si cela proprio in ciò che agli occhi degli uomini appare come una barzelletta’.

Avremmo mai scelto come dinastia da cui doveva nascere il Figlio di Dio una che annoverava donne pagane e prostitute e re sacrileghi? Eppure…

Si sarebbe mai detto che alla sua nascita arrivassero uomini da lontano e non si muovessero i vicini che scelgono soltanto di restare turbati? E invece…

Quale credibilità poteva avere l’inizio di un annuncio che privilegiasse i lontani i quali diventano i protagonisti attraverso cui Dio raggiunge non solo Israele ma l’intera umanità? E invece…

Chiamati ad essere portatori della luce che illumina ogni uomo, coloro che avevano patito sulla propria pelle l’esperienza delle tenebre. Davvero la fantasia di Dio non conosce ostacoli di sorta: tempi, spazi, persone non corrispondono mai ai tempi, agli spazi e alle persone che l’uomo sarebbe portato a identificare come idonei alla rivelazione di Dio.

I quattro che Gesù chiama dietro di sé, se da una parte sembrano persone come tutte, di certo devono essere stati uomini dal cuore grande. Gesù non aveva ancora operato alcun segno e loro si ritrovano a lasciare lavoro, barche, affetti, accettando di stargli dietro senza il minimo accenno di una domanda o la richiesta di delucidazioni circa le prospettive future. Quei quattro – e dopo di loro tutti coloro che si sono avventurati sulle orme dell’uomo di Galilea – sono uomini che, per quanto provati, non si erano lasciati portar via il desiderio di un riscatto. Di certo, per loro, la vita non coincideva con quello che di essa erano riusciti a cogliere fino a quel momento: c’era altro, se è vero che si lasciano affascinare da un volto e da una parola promettente. Per loro la vita non poteva essere ricondotta alle loro piccole proporzioni o ai loro ritmi o ai loro bisogni o alle loro attese. Per questo si lasciano intercettare dal passaggio di Dio proprio nel pieno delle attività quotidiane e non fuori.

In questa luce comprendiamo che “convertirsi” significa volgersi alla luce così come essa si manifesta a noi e non stabilire noi attraverso quali percorsi giungere alla luce. Ad alcuni si rivela mentre “gettavano le reti”, ad altri mentre le “riassettavano”; a Matteo mentre è intento a contare soldi, a Paolo mentre sta andando a perseguitare i cristiani, a Zaccheo mentre sale sull’albero, alla Samaritana mentre va a prendere l’acqua al pozzo. Nessuno di loro ha delle qualifiche previe tali da attirare l’attenzione di Dio. Solo hanno due caratteristiche: la fiducia nella parola del Maestro e la disponibilità a lasciarsi trasformare nel profondo.

Ma cosa aveva di tanto diverso quel Maestro tanto da segnare nella vicenda dei primi discepoli un prima e un poi?

Quell’uomo non rappresentava tanto una idea da seguire o un progetto da realizzare: la sua parola aveva autorevolezza (lo riconosceranno ben presto i suoi avversari) perché era la parola di uno che aveva scelto di abitare la loro tenebra trasformandola, grazie alla sua presenza, in una nuova aurora. Non soluzioni dall’alto (come quelle proposte ad ogni cambio di stagione da chi crede di doverci rappresentare nell’agone politico) ma esperienza di condivisione. La sua era presenza che mentre illuminava la mente dava speranza anche al cuore, mentre si manifestava come sapienza in grado di far scorgere i sentieri del bene diventava conforto per le notti della paura. Quell’uomo restituiva i tratti di una vicenda unica, singolare, a chi pativa sulla sua pelle la fatica di un anonimato. Tuttavia, ha potuto scorgere la presenza di quel Maestro solo chi non ha avuto paura di mettere in gioco la sua libertà e ha deciso di trasformare la sua vita in cammino dietro di lui. AccoglierLo non ha mai voluto dire allontanarsi dalla storia e dalle sue fatiche come talvolta saremmo tentati di pensare, convinti come siamo che salvezza significhi prendere le distanze da tutto ciò che è per noi un ostacolo. In sua compagnia, le tenebre cominciano a splendere come luce, le incognite della vita cessano di essere minacciose, il dolore umano diventa travaglio di qualcosa di diverso.

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