“Che gioia!” – Omelia Esequie Carmela Sico

incontro con DioQualche sera fa, rientrando in casa dopo la celebrazione della Messa vespertina, sento squillare il telefono. Dall’altra parte Diolinda mi chiede di passare a casa perché la mamma non stava bene. Di corsa ho raggiunto l’abitazione. Che dire? Tra due mesi compio 20 anni di sacerdozio, ma senz’altro posso attestare che quello con Carmela è stato tra i momenti più intensi e più belli del mio ministero sacerdotale. Mi aveva atteso: aveva chiesto lei stessa ai figli di potermi incontrare. “Che gioia!” continuava a dire tenendomi la mano e accarezzandomi. “Che gioia! Ora posso morire in pace”. Poi mi aveva raccontato di aver sognato papa Francesco che la rincuorava e la rassicurava ed era contenta di vedere quest’uomo restituire dignità e speranza agli ultimi. Abbiamo ricordato a lungo tanti momenti: lei era cugina diretta di mio padre e, perciò, tante persone ci accomunavano.

Ha vissuto quella visita come la cosa che più desiderasse e aspettasse per potersi congedare da questo mondo, con consapevolezza e spirito di fede. Il suo rammarico era l’aver saputo che in queste settimane fossero state chiamate dal Signore persone più giovani mentre lei non era stata ancora liberata da quel male che in questi anni le ha tolto via via l’autonomia. Le ho amministrato l’Unzione degli Infermi e lei ha partecipato alla preghiera proprio con l‘atteggiamento di chi chiede al Signore la forza per affrontare l’ultimo passaggio nella fiducia che ad attenderci non c’è un baratro ma la sconfinata misericordia di Dio.

Una donna riservata, Carmela, eppure, proprio il suo silenzio è diventato il grembo in cui il Signore ha fatto germogliare il seme della fede che le ha permesso di andare incontro a Lui con spirito di abbandono e con il desiderio di incontrarLo.

Tornando a casa, ripensavo alla grazia di aver incontrato Cristo nella nostra vita. Quale differenza morire con il Signore e morire senza! Quale differenza vivere con il Signore e vivere senza! Proprio oggi, celebriamo questa liturgia esequiale nel giorno in cui la Chiesa ricorda la Conversione di San Paolo Apostolo, il quale arriverà ad esclamare che da quando aveva avuto la grazia di conoscere il Signore, tutto il resto era per lui spazzatura: proprio così!

Per l’Apostolo Paolo come per ogni uomo sulla terra, è solo l’incontro con il Signore che restituisce all’uomo il suo vero volto. L’incontro di Paolo con il Signore sulla via di Damasco ricorda a tutti qualcosa di necessario: il bisogno di essere salvati da noi stessi. Troppe volte restiamo come incagliati nei rovi delle nostre convinzioni proprio come Paolo il quale si era fatto un punto di onore l’eliminare chi “cercava la via della vita in modo diverso dal suo”.

La vita riserva a ciascuno di noi situazioni, incontri, eventi attraverso i quali il Signore va via via plasmando – se lo vogliamo – l’immagine di come ciascuno di noi è stato pensato da Dio. Senz’altro, la lunga sofferenza a cui Carmela è stata sottoposta è diventata la scuola attraverso la quale il Signore ha plasmato la sua vera immagine.

Il cuore di ognuno di noi è chiamato a un continuo processo di conversione perché non falliamo il senso stesso del nostro essere al mondo.

Tutto ciò che viviamo, soprattutto i momenti in cui ci sembra di attraversare il tunnel della smentita e della disfatta delle nostre illusioni, non sono altro se non l’occasione perché con più umiltà ci chiediamo come Paolo: “Chi sei, o Signore?”. Il Signore si rivela a chi è disposto a mettere in discussione il proprio cuore quando esso ritiene di essere nel giusto mentre, in realtà, cela soltanto “fobie e narcisismi”. C’è una durezza del cuore che va frantumata e il Signore, in tanti modi, prova a farlo se noi non opponiamo resistenza.

La vicenda di Paolo ricorda una cosa alquanto significativa: l’incontro con il Signore non gli fa mutare la direzione del suo cammino, tanto è vero che andrà a Damasco dove era diretto. A mutare, però, sarà il suo sguardo: quelli che lì troverà non saranno più nemici da arrestare ma fratelli con cui condividere quello che egli ha vissuto grazie all’incontro con il Signore.

Abbiamo tutti bisogno di entrare in quel processo di conversione che ci faccia passare dall’illusione di essere a posto alla consapevolezza di aver bisogno di perdono.

La conversione di san Paolo ricorda a tutti noi che è il cambiamento del proprio modo di vedere la condizione per cui possa mutare anche il modo di sentire.

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