Intercettare passaggi – Omelia II Domenica del Tempo Ordinario

ecco l'agnello di DioDavanti a noi giorni feriali, i giorni del tempo cosiddetto “ordinario”, quel tempo che non poche volte rischia di essere letto come un tempo vuoto. E tuttavia da quando il Verbo di Dio ha piantato la sua tenda in mezzo a noi nessun tempo può dirsi vuoto: esso è sempre tempo di grazia, tempo in cui Dio non cessa di farsi vicino a noi. Bellissima l’immagine con cui si apre il vangelo odierno: vedendo Gesù venire verso di lui… Ancor prima che noi ci mettessimo alla sua ricerca egli stesso si è messo sui nostri passi.

Questo è il tempo in cui con maggior impegno siamo chiamati a diventare gli uni un indice puntato per qualcun altro mentre annunciamo un Dio che si fa presente: Ecco l’agnello di Dio… Pensiamo solo per un istante se riuscissimo a vivere gli uni per gli altri quello che non esiterei a definire un vero e proprio ministero: indicare il Signore che passa nella vita dei fratelli, delle persone a noi affidate.

Non è forse questo il compito di un genitore verso i figli, indicare ciò che Dio sta chiedendo alla sua vita?

Non è forse questo il compito di un pastore verso la sua comunità, indicare in che modo Dio la stia educando e plasmando?

Non è forse il compito di chi ha responsabilità su altri, indicare quali snodi si stiano dischiudendo nel proprio percorso?

Non è forse questo il compito di un ragazzo verso la sua ragazza e viceversa, indicare quali mete Dio faccia loro intravedere?

Forse è un compito cui abbiamo abdicato, inesperti come siamo del modo in cui Dio si rivela nella nostra storia. Già. Egli, infatti si rivela come l’agnello, cioè come colui che è sempre docile. Scandalizza non poco un Dio così, un Dio mansueto. Come si fa ad affidare la salvezza dell’umanità a uomini che non sono in grado di alzare la voce e affermare con forza il loro modo di vedere le cose?

Stando al vangelo, però, ci è annunciato che il peccato, il male del mondo è vinto proprio da un uomo che i poteri di questo mondo hanno messo a tacere. Penso così a quale forza di riscatto rappresenti per la storia tutta, l’assumere uno stile mite, umile, povero anche se apparentemente sembra uno stile perdente.

Per i giorni che ci stanno davanti la liturgia ci chiede di assumere una categoria di riferimento che ci permetta di inoltrarci in questa nuova fase a partire da ciò che il Signore vuol fare di noi e con noi: la consapevolezza di ciò che il Signore ha fatto di noi: ti ho costituito luce delle nazioni.

Nella prima lettura, il profeta Isaia dice in riferimento al servo del Signore: È troppo poco che tu sia…. La vita di questo personaggio misterioso non può rimanere confinata nel troppo poco. Dio interviene nella vita di questa persona chiamandolo ad uscire dal troppo poco. Questo invito risuona oggi nella vita di ciascuno di noi questo invito: È troppo poco che tu sia… Diventa consapevole di ciò che sei e di ciò che puoi diventare.

Come a dire che non basta vivere: occorre vivere per… Per chi vivo? Per cosa vivo? C’è una missione da assumere, un compito a favore degli altri. Se proviamo a guardarci con onestà, chi di noi non rischia di rintanarsi nel troppo poco, accontentandoci di vivere alla giornata, senza infamia e senza lode?

Tutte le volte in cui ci apriamo all’ascolto della Parola di Dio questa si incarica di rompere la crosta delle abitudini e del risaputo per farci vivere secondo la logica dell’inedito e superare l’orizzonte del domestico.

La categoria del troppo poco sta a indicarci che possiamo dire di accogliere la Parola di Dio solo quando ci sentiamo tremendamente a disagio nei traguardi che pure abbiamo raggiunto. Non è del credente sentirsi arrivato: egli è perennemente in cammino anche quando sembra di aver compreso tutto su Dio e sulla vita.

I giorni che ci stanno davanti possono essere attraversati con la consapevolezza di appartenere a un rapporto che ci identifica, ci costituisce: Mio servo sei tu, Israele; con la consapevolezza che ciascuno di noi è il miracolo di qualcun altro che ci ha fatto: il Signore mi ha plasmato suo servo fin dal seno materno.

I giorni vanno attraversati sapendo che siamo stati stimati dal Signore: valgo molto ai suoi occhi se valgo il dono del Figlio suo. Israele sarà continuamente sollecitato dai profeti a non perdere di vista questa realtà soprattutto quando si ritroverà a vivere esperienze che avranno tutto il tono della smentita. Io stimato da Dio anche nei giorni della sconfitta o dell’umiliazione.

Lo riconosciamo: ne veniamo tutti da una formazione che ha privilegiato una teoria su Dio più che una esperienza di Dio.

Io sono costituito luce per altri, abitato dal desiderio che anche altri possano gioire di ciò che dà consistenza ai miei giorni e alla mia identità: io appartengo a uno che mi ha amato fin dal seno materno.

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