La strada dell’umanità – Omelia Battesimo del Signore

battesimo di cristo“Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”.

Come vorrei che non diminuissimo lo sconcerto provato da Giovanni nel vedersi arrivare davanti lo stesso Figlio di Dio nell’atto di chiedere quel battesimo che egli amministrava lungo le rive del Giordano a gente che aveva di che farsi perdonare! Abbiamo ridotto lo scandalo che una simile scena poteva provocare e abbiamo perso anche la forza del vangelo.

“Tu vieni da me?”. Dio sui passi dell’uomo, sempre, in qualunque condizione si trovi.

Nessuno poteva immaginare una cosa simile: si tratta di qualcosa che lascia a bocca aperta perché rovescia tutto l’immaginario su Dio che l’uomo ha potuto elaborare. Quel Gesù, infatti, doveva essere colui che battezzava col fuoco, colui che doveva portare in dote il sigillo dello spirito. Avrebbe dovuto sancire nel fuoco la riconciliazione con l’umanità. E invece decide di ricevere il battesimo come tutti, senza distinzione. L’incarnazione non è avvenuta a determinate condizioni: Gesù ha assunto la storia di un popolo facendo suoi tutti i passaggi propri di una esistenza umana. Il suo posto: in fila con tutti, come tutti.

Dio sceglie di rivelarsi secondo uno stile di fraternità nel quale il Figlio di Dio stesso decide di immergersi. L’alleanza può essere ristabilita non quando finalmente abbiamo provato a girare il coltello fino in fondo nella ferita dei torti (a noi pare sia l’unica strada percorribile), ma quando qualcuno riporta tutto a prima del torto inferto. Questo fa Dio. Allora come oggi. Se è vero che il peccato è ciò che allontana l’uomo da Dio, è anche vero che Dio non si allontana mai dall’uomo. A redimerci dal male non è la dissertazione su di esso ma la condivisione che nasce dall’amore.

Lo stile di Dio può apparire dimesso: egli non ha scelto la strada dell’esercizio della forza e neppure quella dell’efficienza. Ha scelto, invece, la strada assai feconda della condivisione. Ha scelto la strada dell’umanità, la più difficile, quella da cui – ci fosse concesso – prenderemmo volentieri le distanze.

Egli userà uno stile insolito che potrebbe addirittura sembrare non all’altezza dell’obiettivo da raggiungere: non avrà bisogno di alzare la voce o di ricorrere alla violenza; sceglierà piuttosto il contatto con le persone declinato come rispetto e valorizzazione di ognuno.

Egli non viene per giudicare o per condannare ma per usare compassione verso ogni forma di debolezza e fragilità. Ciò che è incrinato non verrà certo distrutto o buttato via ma aiutato a riprendere slancio e vigore. Suo compito sarà quello di rifornire di olio lo stoppino che rischia di spegnersi e così continuare ad ardere ancora. Bellissima immagine quella di un Dio attento a ciò che sta per venir meno nella tua vita senza recriminare ma provvedendo egli stesso a ciò che manca!

Il suo sarà lo stile di chi va fino in fondo. A qualsiasi costo porterà avanti il diritto sulla terra: nulla potrà fermarlo neppure l’inimicizia o la morte.

E come se non bastasse, addirittura qualcuno conferma dall’alto un simile modo di fare. Suo Padre è d’accordo: Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto. Oggi noi diremmo che il Padre è fiero di un figlio così, di un figlio che non si vergogna di quella strana compagnia che si ritroverà accanto persino nell’ultimo istante della sua vita accettando di morire come l’ultimo dei peccatori, condannato a morte pur senza aver mai commesso un delitto. Peccato aver perso la forza dirompente di una simile realtà. Il Padre dice: uno che fa così è mio figlio! Ripenso a tutte le nostre entrate e uscite dalla scena sempre pronti a marcare la differenza tra noi e gli altri.

A questo modo di scendere in campo da parte di Dio si aprono i cieli: non poteva non accadere che si aprissero. C’era davvero da affacciarsi a vedere perché, finalmente, dopo tante ovvietà c’era qualcosa di nuovo. I cieli guardano e approvano. E penso al fatto che non poche volte i nostri cieli restino chiusi: forse perché abbiamo ridotto ogni cosa a qualcosa di ovvio, di risaputo.

Cosa c’è in quel gesto di stare accanto, quasi di confondersi? Il segno manifesto di un Dio che attesta di essere talmente vicino a chi sente di non valere niente, da vivere la sua stessa esperienza e patire la stessa sofferenza.

Così inizia il Vangelo. Questa è la carta di identità del Figlio di Dio: non venir meno al legame di fraternità con ogni uomo, senza distinzione.

Così inizia la vita cristiana. Ma è questa la carta di identità dei figli di Dio?

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