Sapienti amministratori del tempo – Esequie Carmine Morena (63 anni)

tempoAncora una morte fulminea. Ieri, alla notizia della scomparsa di Carmine, siamo rimasti tutti sgomenti perché in brevissimo tempo è stato consumato da un male che non gli ha dato tregua. Di quelle morti che ti fanno chiedere incredulo: “Davvero? Come è possibile?”. Per quanto non fosse un assiduo frequentatore della chiesa, Carmine ha vissuto un’altra liturgia, quella dell’amicizia, sacramento tra i più difficili da celebrare. Un uomo buono, Carmine, un amicone.

Noi ci congediamo da lui in uno dei giorni dell’Ottava di Natale, quando la liturgia ci ricorda una verità con cui facciamo fatica a stare a contatto: “il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno”. Per quanto ne siamo consapevoli, è uno dei pensieri che più rimuoviamo quello che ricorda la caducità di ogni cosa della nostra vita. Un certo nostro modo di fare, di agire tradisce quella che potremmo definire una sorta di menzogna esistenziale propria di chi sembra non debba mai varcare la soglia della fine.

Proprio questa liturgia richiama il nostro rapporto con il tempo. Lungo o breve che sia il tempo a noi dato, esso è un esercizio continuo di discernimento per vagliare ciò che è solo illusorio e ciò che, invece, ha il carattere del per sempre. Cosa scelgo di tenere fra le braccia, il dono di Dio o le mie illusioni?

Davanti a noi la liturgia pone la figura di una donna, Anna, che ha trascorso la sua lunga esistenza preparandosi a quello che sarebbe stato per lei l’incontro decisivo, un incontro atteso per ben ottantaquattro anni. La vita di ognuno di noi potrebbe essere paragonata a un’opera da tessere giorno dopo giorno mediante due ingredienti senza i quali rischia di diventare qualcosa di monco, di incompleto: il digiuno e la preghiera, ossia la capacità di non farsi ingolfare da nulla o, meglio, la capacità di prendere le distanze e di non lasciarsi fagocitare  dalle cose e la disponibilità a tenere viva la relazione con Dio, l’unica che ci permette di stare serenamente a contatto con la verità di quello che siamo. Il digiuno e la preghiera ci ricordano che c’è un posto da preparare nel cuore di ognuno di noi proprio per accogliere il Signore quando verrà a bussare alla porta della nostra esistenza.

C’è una attitudine da coltivare più di altre: la vigilanza. È solo la vigilanza che permetterà alla profetessa Anna di riconoscere in quel bambino presentato al tempio da Maria e da Giuseppe non un bambino qualsiasi ma lo stesso Figlio di Dio. È la vigilanza che permette anche a noi di vivere i vari momenti della vita, da quelli felici a quelli infausti, non come una successione indistinta di attimi e di situazioni, ma come il dischiudersi della volontà di Dio per noi.

Stiamo celebrando una liturgia di commiato che chiude l’esistenza di Carmine e lo facciamo alla fine di un altro anno di vita a noi concesso dalla grazia di Dio. Quanto il tempo a noi concesso è stato motivo per conoscere di più il Signore e quanto questa conoscenza ha fortificato la nostra umanità e ha alimentato la nostra vita di fede?

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