L’amore o l’onore – Omelia IV Domenica di Avvento

giuseppe_sognoUn vero e proprio conflitto interiore quello conosciuto da Giuseppe: il cuore avrebbe voluto accogliere Maria e quanto lei portava in grembo, mentre la ragione lo faceva attestare sulla posizione opposta; l’amore avrebbe voluto farlo cedere e coinvolgersi mentre la giustizia gli chiedeva di non mollare affatto e di tirarsi fuori onoratamente. Quel conflitto non gli dava tregua: l’angoscia tormentava anche il suo sonno. Tutto sembrava precipitare in un baratro: la sua, come quella della sua ragazza, sembrava soltanto una storia confusa e informe. Tutto all’aria e, per giunta, senza neppure la possibilità di chiedere ragione a qualcuno dell’accaduto. Con chi avrebbe potuto/dovuto prendersela?

Che cosa stava accadendo? A cosa dar retta? Al linguaggio del cuore o a una norma rigida?

In un frangente come il suo, quando tutto avrebbe consigliato di salvare almeno la dignità, Giuseppe non si concede scorciatoie ma sceglie la strada del discernimento, quella strada che porta a comprendere che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28). Intuisce, Giuseppe, che anche quell’incidente di percorso rappresenta una parola per lui. Sa che Dio si rivela all’uomo attraverso situazioni, eventi, incontri; parla, inoltre, attraverso le domande più profonde che portiamo nel nostro cuore, parla attraverso i desideri più veri e i sogni più grandi. Ma perché egli possa essere ascoltato è necessario essere uomini in ricerca, attenti, vigili, uomini che non giudicano in base all’apparenza ma accettano la fatica umile di provare a leggere dentro (intus-legere).

Ciò che è accaduto a Maria lo riguarda in prima persona. Sta a lui decidere come porsi di fronte a ciò che eccede ogni comprensione. Deve dirsi cosa desidera davvero e deve dirsi se ciò che il Signore gli chiede è qualcosa per cui valga la pena tanto da sacrificare quello che egli era riuscito a congetturare. Non tutto sarà chiaro: nell’esperienza della fede, infatti, il dubbio non è mai debellato una volta per tutte, esso è soltanto illuminato quanto basta per poter muovere il primo passo.

Giuseppe – e noi con lui – deve apprendere cosa significa non giudicare in base alle apparenze. Deve scegliere tra Maria e la calunnia, tra l’amare e il generare, tra l’amore e l’onore. E la scelta non è ovvia e non vale una volta per tutte: si ripropone a ogni crocevia del quotidiano. Immaginiamo spesso la vita come il prolungamento del presente in una sora di successione continua: il futuro, invece, è sempre diversità che accade. Per questo Giuseppe deve imparare a sue spese che la vita avanza per atti di fiducia e non per logiche di sospetto. Dovrà scoprire a sue spese che si è liberi non quando si è affrancati da un legame ma quando il legame è scelto per amore.

I momenti di tensione, di conflitto si attraversano e si sciolgono non arroccandosi sulle proprie posizioni ma imparando ad amare fino in fondo. Tali momenti si superano solo se si smette di impersonare la parte di Narciso che continua a guardare solo a se stesso. Non basta continuare a specchiarsi per vedersi: il rischio è di restare fagocitati dalla propria immagine. Si esce da una simile strettoia quando si comincia a guardare attorno a sé accorgendosi di ciò che è altro da sé. In fondo è la stessa dinamica di cui parlerà Lc nella parabola del samaritano: passare dal “che ne sarà di me se mi metto in gioco” al “che ne sarà di lei se mi tiro indietro”.

Giuseppe insegna a non sospettare il male là dove c’è un bene in atto, a non compiacersi del fondo limaccioso, a non leggere l’oggi rinfacciando il passato, a non dare adito a uno scandalismo facile, a non perseguire un giustizialismo a tutti i costi.

La vita pone tutti quanti noi, e non una volta soltanto, di fronte ad un bivio, lo stesso messo a tema dalla liturgia di oggi. Era accaduto anche al re Acaz di dover scegliere tra il rafforzare alleanze politiche per far fronte ad un nemico comune e il fidarsi del Dio del suo popolo. Accadrà a Giuseppe. Nessuno è esente dall’esperienza della notte e, perciò, dello smarrimento. Cosa scegliere? E in base a quali elementi? Acaz non si fa scrupolo nel perseguire la sicurezza immediata ma effimera di una alleanza debole, Giuseppe legge l’avvenimento inatteso come una chiamata a espropriarsi. Accetta di favorire il realizzarsi di qualcosa di grande anche se egli sarà chiamato a stare nell’ombra.

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